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Io, Pardo, prof. e stornellatore di canti popolari

Professore, storico e musicista, livornese doc, Paolo Edoardo Fornaciari, conosciutissimo con il soprannome di Pardo, si racconta in una intervista a Quilivorno.it

Domenica 19 Maggio 2019 — 08:31

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di Giulia Bellaveglia

Professore, storico e musicista, livornese doc, Paolo Edoardo Fornaciari, conosciutissimo con il soprannome di Pardo, si racconta in una intervista a Quilivorno.it.

Ciao Pardo, cosa puoi raccontarci della tua carriera di insegnante?
“Ho fatto l’insegnante per vivere, ma non lo dico con rammarico, anzi, è un lavoro che mi ha dato delle enormi soddisfazioni. Ho insegnato all’Itis Galilei dall’89 fino al 2004 e per la precisione ero insegnante di lettere all’interno del laboratorio d’informatica”.

C’è qualche particolare episodio di questo lungo periodo che ricordi con maggior affetto?
“Sì, negli anni ’90, non ricordo precisamente quando, con alcuni ragazzi abbiamo ideato l’ipertesto Dei Sepolcri di Ugo Foscolo. Fu il primo ipertesto a livello mondiale ed era ricco di contenuti interattivi, di traduzioni, di brani musicali e molto altro tanto che i ragazzi ed io ricevemmo complimenti da tutto il mondo e questo fu per noi motivo di grande soddisfazione”.

Cosa puoi raccontarci invece della tua carriera di musicista?
“La musica è la mia seconda vita. Tramite lei ho avuto la possibilità di raccontare in numerosi brani la storia dei livornesi, in particolare degli ebrei livornesi, e la storia del nostro dialetto. Inoltre, mi sono spesso interessato al canto popolare e ho cantato numerose volte in vari eventi al pubblico: sagre, feste ecc…”.

Come è nata questa tua passione?
“Mi è stata trasmessa da mia nonna Maria Masacci, meglio conosciuta come Maria Martelli. Lei era un soprano ed ebbe una grande carriera alla corte dello zar Nicola II prima della rivoluzione. Da piccolo, ricordo benissimo che insieme facevamo tante attività di casa e cucina, la più frequente che ricordo è quella di sbucciare i fagioli: proprio in quei momenti io intonavo delle canzoni e lei mi correggeva educandomi al canto. Devo quindi a lei la mia educazione musicale”.

Canti ancora oggi?
“Sì, di certo non con la stessa voce squillante di quando ero ragazzo, ma pur sempre con una voce educata musicalmente”.

Sono celebri due suoi “scherzi”: uno a Berlusconi e uno a Carlo e Diana?
“Per quanto riguarda Berlusconi con una barca si arrivò sottobordo a quella di Berlusconi. Io fui, diciamo così lo speaker, grazie al mio vocione e gliene dissi di tutti i colori. Non fu proprio uno scherzo, fu una sequela di coloriti improperi. Per quanto riguarda Carlo e Diana con un cabinato a vela aspettammo il passaggio del tender che portava le teste coronate dal porto al Britannia. Nei pochi secondi in cui li affiancammo issammo la vela coi colori di Irlanda e la scritta Coal not Dole, dei minatori in lotta contro la Thatcher. Contemporaneamente gli ammainammo davanti la bandiera inglese, un sfregio, in mare. I marinai di guardia a poppa li vedemmo storcere il grugno disgustati”.

Una curiosità. Perché il soprannome Pardo?
“Questo è uno degli aneddoti più divertenti sulla mia vita. Mia madre e mio padre non si trovavano d’accordo sul nome da attribuirmi una volta nato e così presero l’accordo di chiamarmi con il nome del santo del giorno in cui sarei nato. Nacqui il 13 ottobre, giorno di sant’Edoardo, tanto è vero che venni chiamato in quel modo, ma quando mio padre, profondamente repubblicano, venne a sapere che il santo Edoardo era stato un re d’Inghilterra era intenzionato a cambiarmi nome, ma per non fare dispetto all’accordo preso con mia madre il nome Paolo venne apposto davanti a Edoardo, quindi Paolo Edoardo. In realtà entrambi si resero conto che il nome era troppo lungo e optarono per il diminutivo Pardo, con cui poi sono stato conosciuto da tutti. In seguito ho anche scoperto che esiste San Pardo, in onore del vescovo Pardo di Larino”.

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3 commenti

 
  1. # Luca Boni

    Sono stato un fortunato alunno del Prof. Fornaciari e, convinto di rappresentare la totalità dei sui studenti, non posso fare a meno di ringraziarlo per quello che ci ha trasmesso: cultura, voglia di vivere e amore per lo studio.
    Nel mio immaginario Pardo incarna la figura dell’illuminato professore del celebre film “L’attimo fuggente”.
    A distanza di 30 anni lo voglio affettuosamente ringraziare per tutto ciò che ha fatto per me e per gli altri sui studenti con una frase che lui sicuramente conoscerà e riconoscerà in se stesso: Oh Capitano, mio Capitano!

  2. # roberto pisani

    Penso di essere stato l’alunno più strano che pardo abbia mai avuto… all’epoca era insegnante nel primo esperimento di scuola a tempo pieno, ci insegnava fotografia e sviluppo… ricordo ancora con gioia e spensieratezza quei momenti.