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Primo album da solista, il sogno di Gabriele diventa realtà

Cantante, chitarrista e pianista, Gabriele esordisce giovanissimo con Puccini e arriva a vincere una gara nazionale con un brano pop. Incide il suo primo album e sogna il cantautorato

Domenica 20 Settembre 2020 — 07:45

di Tommaso Lucchesi

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Nel 2018 partecipa al concorso nazionale "Canto Italiano" vincendo il primo premio e riuscendo ad incidere il suo primo album. Da ricordare anche il brano per la raccolta fondi dopo l'alluvione, di cui è stato co autore

Livornese, nato nel 1993, chitarrista e pianista autodidatta, da sempre coltiva il sogno di diventare cantante e a neanche 16 anni si esibisce intonando una canzone su Puccini. Dopo varie esperienze in Toscana fra festival e serate, nel 2018 partecipa al concorso nazionale “Canto Italiano” vincendo il primo premio e riuscendo così ad incidere il suo primo album di inediti “Capolinea”. Fra le tante canzoni si ricorda anche il brano per la raccolta fondi dopo l’alluvione, di cui Gabriele Puccetti è co autore.

Gabriele, quando hai capito che volevi immergerti nel mondo della musica?  Fin da piccolo ascoltavo molta musica e ho sempre amato stare a contatto con il pubblico. Mio nonno Dino era un tenore che ha duettato con Claudio Villa e in famiglia la musica è sempre stata una componente importante. Da giovanissimo ascoltavo parecchio cantautorato italiano, da Ciampi a De Andrè, mentre crescendo mi sono avvicinato al rock inglese. Ho imparato per conto mio due strumenti utili all’accompagnamento, mentre per il canto mi sono affidato a dei professionisti. Ho praticato inoltre molto teatro che mi è servito per capire quanto la voce possa essere comunicativa e potente.

A quando risale il tuo esordio?
La prima volta su un palco fu nel 2008 quando ricorrevano i 150 anni dalla nascita di Giacomo Puccini. In occasione di un evento tributo un produttore fece dei casting per due interpreti giovanissimi che cantassero due brani tratti da Madama Butterfly e Tosca riarrangiati in chiave moderna e vinsi la selezione. A 15 anni mi esibii sul palcoscenico del teatro San Romano a Lucca con tanta emozione addosso. Nel cd che venne fatto compare anche il brano inedito “Puccini è tra noi” scritto da Fulvio Petramala e cantato da me. Mi dissero che il disco era andato molto bene in America. Una bella soddisfazione!

Hai sempre avuto un forte contatto con i cantautori italiani.
E’ vero, sono tutto per me. A 18 anni mi esibisco, chitarra in braccio, all’Accademia Navale per uno spettacolo e propongo una versione “labronica” de “Le allettanti promesse” di Lucio Battisti cambiando il testo e facendo diventare protagonista della canzone un tale Vinicio, ritratto tipico del livornese un po’ alieno dalla società. E’ un’esperienza di riscrittura impegnativa ma mi permette di farmi un pò le ossa. Seguono anni in cui scrivo e canto tanto raffinando anche un senso critico di rivolta che diventerà un tema delle mie canzoni. Nel 2010 partecipo a un omaggio meraviglioso a Fabrizio De Andrè ideato dal maestro Mario Menicagli e ispirato all’album “Non all’amore, non al denaro ne’ al cielo”. 

Inizi ad esibirti dal vivo con un gruppo per poi abbracciare la carriera solista.
Dal 2013 al 2017 ho cantato con i Jolly Cinema, nome in onore al vecchio cinema di Livorno. Ci siamo molto divertiti e fatti conoscere suonando a Effetto Venezia, al Mercato Centrale, al Bar Forum e in un videoclip davanti a Porta San Marco presentato nell’ambito del concorso“Rock targato Italia”, riuscendo ad arrivare in finale al The Legend di Milano. Il bello è che risultammo primi dopo le selezioni in Toscana. Con loro ho scritto i miei primi inediti, ben 13 brani in italiano pubblicati in un album.

Sempre nel 2013 ti presenti su un palco decisamente importante…
Esatto e non sapete quanta emozione! Feci una selezione per l’Istituto Boccherini di Lucca che stava cercando un interprete per un brano in inglese da cantare in apertura al Lucca Summer Festival. E, incredibile ma vero, convinsi la commissione! A 20 anni aprii il concerto di Giandomenico Anellino e altri “mostri sacri” con davanti 4000 persone.

Nel 2017 scrivi un “We are the world” nostrano per trovare fondi dopo la disastrosa alluvione.
Dopo il fattaccio io, Lorenzo Iuracà, Mister Nebbe e Mikol Zanni ci riunimmo per buttare giù un pezzo per raccogliere fondi con l’obiettivo di donarli in beneficenza. Nel progetto coinvolgemmo molti artisti livornesi e la risposta fu entusiasmante. “Livornesi per Livorno” riuscì a radunare una bella cifra ma soprattutto a colpire nel profondo la popolazione e a sensibilizzarla.

E arriviamo alla grande vittoria del 2018. Raccontaci di quella favola.
 Insieme al maestro Marco Faragli, Valerio Fornasir e all’arrangiatore Gilberto Giaconi scrivemmo un pezzo veramente coinvolgente dal titolo “La canzone di Nerone” che presentammo dapprima al Discanto di Pontasserchio e poi al festival nazionale Canto Italiano. Il brano piacque e approdai in finale a Milano la sera del 22 settembre. Dopo una bella gara, la giuria con personaggi del calibro di Fausto Leali, Massimo Di Cataldo, Tullio De Piscopo e Pino Donaggio, mi assegnò il primo premio. Sono orgoglioso di aver portato alto il nome di Livorno su oltre 600 partecipanti. Oltretutto il videoclip proiettato in finale fu girato nel quartiere Venezia e mostra le bellezze della mia città. Pur essendo un pop orecchiabile, il brano è teso e racconta per macchiette pregi e difetti dell’Italia di oggi, tra cultura commerciale e la paura del domani. Il Nerone del titolo non è tanto l’imperatore romano quanto la mia idea della pesantezza sociale del tempo presente.

Grazie alla vittoria del premio Siae registri il tuo primo album solista. Cosa vuoi raccontare?
In “Capolinea” il seme che lega tutte le canzoni è il dualismo che divide la nostra società e tutte le sue contraddizioni. Il genere pop dei brani è legato a un’idea di semplificazione massima per trasmettere al meglio dei messaggi complessi come la riscoperta della spontaneità, l’incertezza del futuro e il ritorno all’essenza delle cose vere. La mia musica vuole essere una ribellione pacifica contro il mondo delle ipocrisie e delle categorizzazione e, se occorre, del politicamente corretto. La mia canzone preferita del disco è “Colpa della Luna” che racconta un dialogo con me stesso in un’atmosfera noir.

Quali progetti hai in cantiere prossimamente?
Dopo una serie di canzoni di stampo “commerciale” voglio rigettarmi nel cantautorale per dare un’impronta più autentica e con più parti suonate. Racconterò di me e della Livorno che ricordo, fatta di luci e suoni meravigliosi ma anche dell’illusione di un movimento continuo che in realtà non c’è.

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