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Sulle note di Matteo, il chitarrista che ha cantato la Moby Prince

Musicista, compositore e cantante, Matteo Freschi è un talento livornese che ha all'attivo un brano sulla tragedia della Moby Prince e ha tentato anche la strada di Sanremo. Talentuoso con chitarra classica e pianoforte, Matteo si sta anche scoprendo organizzatore di eventi e iniziative culturali

Domenica 14 Marzo 2021 — 07:30

di Tommaso Lucchesi

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Freschi: "Durante questo anno sarà pubblicata su iTunes la canzone "10 Aprile 1991" e l’intero ricavato sarà devoluto all'associazione "io sono 141". Poi sto lavorando al mio primo disco dove punterò a farvi divertire e riflettere, ve lo prometto"

Una canzone alle volte può dire più di mille libri e parole. E’ quanto ha fatto Matteo Freschi (nelle foto in pagina gentilmente concesse da Francesco Luongo), nella vita gestore di un bar e musicista, che ha composto e intonato un commosso inno dedicato alle vittime della Moby Prince. Matteo è autore di numerose canzoni, spesso dedicate a Livorno e ai livornesi, con le quali ha partecipato a diversi concorsi e ha tentato anche la strada di Sanremo. Talentuoso con chitarra classica e pianoforte, Matteo si sta anche scoprendo organizzatore di eventi e iniziative culturali in quanto presidente della neonata associazione Oltre che ha l’obiettivo di mettere al centro le capacità e l’operato di tanti giovani livornesi per valorizzare il tessuto culturale della nostra città.

Matteo, quando inizi ad approcciarti al mondo della musica e quale canzone/autore ti fa capire che è quella la strada giusta da intraprendere?
“La passione per la musica mi è stata trasmessa e tramandata da mio nonno. Era un polistrumentista che suonava musica popolare e da ballo con il quartetto Piattoli in giro per la Toscana e l’Italia. Era quella la musica con cui avevo a che fare tutte le volte che da piccolo venivo adagiato su una sedia ad ascoltare 5/6 musicisti, o come amava chiamarli mio nonno suonatori, che strimpellavano canzoni di altro tempo e venivo invitato a cantarle. Poi è arrivato lui, Rino Gaetano e la sua “Ma il cielo è sempre più blu”, e da lì tutto è cambiato. Rino mi ha aperto la strada verso un nuovo modo di vivere, senza rinunce ma con sogni, e quel modo di scrivere col suo apparente no sense mi ha fatto capire che se hai un dono, come scrivere canzoni, non puoi relegarlo solo a te stesso, ma puoi essere promotore di una lotta per un mondo migliore. Ho capito che con la musica puoi denunciare le vicende che vorresti non succedessero più in futuro, puoi dare voce a chi non la ha, puoi essere un faro nell’oscurità e puoi aiutarti vincendo le battaglie altrui, partendo proprio dalla battaglia più grande di tutte… quella con te stesso”.

Perché decidi di comporre?
“Nasce tutto da un esigenza personale, da una vera e propria necessità. Quello che ho capito, grazie ad un lavoro interiore e qualche visita dallo psicologo, è che scrivere musica è la mia cura contro ogni difficoltà. Essendo una persona introversa quando decido di comporre faccio uscire tutto me stesso, tutte le mie paure vanno via e mi sento invincibile. Percepisco inoltre di poter essere utile e in qualche modo di contribuire alla pace nel mondo. So che quest’ultima frase è un pò da Miss Italia, però è davvero il mio obiettivo di vita”.

Cosa provi quando suoni e fai musica?
“Provo una gioia assoluta, come quando incoraggi un amico a lottare per i propri sogni o quando ti senti utile alla famiglia facendo un lavoro in casa o quando vai a trovare la tua nonna, che ti racconta le solite storie ormai da trent’anni ma profondamente vorresti che non finisse mai. Ecco: quando suono da solo o insieme ad altri vorrei che quell’istante non giunga mai alla fine”.

Parlami del tuo rapporto con Livorno.
“E’ di eterna gratitudine, sono fiero di essere livornese e tutte le volte che provo ad allontanarmi torno sempre qua. Lo potremmo vedere come un ostacolo ma credo profondamente che ogni persona dovrebbe prima valorizzare quello che ha in casa prima di vedersi altrove. Basta sapere un po’ di storia di Livorno per amarla alla follia, basta ritrovarsi in Terrazza Mascagni o a Montenero, o nei tantissimi altri luoghi che questa stupenda città possiede, per capire quanto siamo fortunati. Livorno è magica, si respira arte, frenesia, puoi incontrare un sacco di personaggi perché Livorno alla fine è una grande commedia all’italiana.

Pensi che Livorno possieda un vivaio culturalmente e musicalmente interessante?
“Assolutamente sì! Vivendo la città quotidianamente, ho la fortuna di incontrare un sacco di artisti livornesi. C’è chi dipinge, chi crea con la musica, chi con la scultura, davvero abbiamo una fucina culturale e musicale da far invidia a chiunque, anche alle grandi città. Tra i miei sogni c’è anche quello di dare loro la visibilità giusta”.

Come andò la partecipazione all’esperienza Sanremo?
“Area Sanremo per me, come esperienza, è stata decisamente positiva. Venivo da un periodo della mia vita molto tosto e come sfida mi segnai al concorso che ti porta a Sanremo. Era un sogno per me suonare all’Ariston, e rimane tale. La gara per me è finita ad un passo dalla televisione, un mondo che forse non è proprio mio. Portai una canzone in memoria della tragedia del Moby Prince, ricevetti molti complimenti, ma non passai. Sarebbe stato bello sentirla all’Ariston, ma non ho rimpianti. Avevo promesso a me stesso di partecipare a Sanremo con un pezzo che mi mettesse alla prova e l’ho fatto con orgoglio. Se canterò all’Ariston prima o poi lo sa solo il destino”.

Parliamo del brano sulla tragedia Moby Prince: come è nata questa canzone e cosa provi quando la canti?
“10 Aprile 1991” è nata da un articolo di giornale di Sandro Lulli sulla storia della vittima Cristina Farnesi. Ero andato a vedere un concerto di due miei amici cantautori alle Sorgenti, Luca Guidi e Luca Carotenuto, ed incontrai Alessio Santacroce, noto artista livornese, che mi chiese perché non continuavo il progetto ideato da lui e Mr. Nebbe sul Moby Prince, scrivendo una canzone sul ricordo. Sono del 1989 e non potevo avere memoria di un evento vissuto come un bambino di due anni. Per fortuna da poco mi ero avvicinato alla filosofia buddista e incoraggiato dagli scritti del maestro Ikeda decisi di provarci. Mi sfidai nel ricercare notizie, storie e nel sentire familiari e giornalisti. Devo la scrittura del pezzo anche ad un blog di racconti su internet che narrava delle vite infrante quel triste giorno, ai giornalisti Emilia Trevisani e Luchino Chessa, ai miei genitori che me ne parlano spesso e ultimo ma non ultimo al presidente del comitato vittime del Moby Prince Loris Rispoli. Dedico la canzone a tutti i familiari delle vittime che da trent’anni aspettano verità e giustizia”.

Che emozione provi a cantare questo brano?
“Cantare questo brano è sempre un’emozione unica. Prima di esibirmi, come rito, mi concentro sulle parole e sulla storia che sto raccontando. Incido nel cuore e penso che sarò il tramite delle voci delle persone che purtroppo non sono con noi. Nel luglio 2019 vinsi il premio della critica ad Officine del talento e ricevetti i complimenti da parte di Fio Zanotti, direttore di orchestra e personaggio importante che ha collaborato con i migliori. Fu un emozione indescrivibile, ci ripenso spesso. Il riconoscimento più grande però è stato quando un ragazzo che era in gara con me e non conosceva la tragedia del Moby Prince mi disse che ci voleva fare una cover; essere stato promotore di un’ingiustizia e aver ispirato altri a parlarne ti ricompensa di tutto. Sono inoltre convinto che finché ci saranno giovani che lottano per il futuro e per la stabilità delle persone il mondo non avrà nulla di cui preoccuparsi”.

Sta nascendo Oltre – Giovani per giovani: descrivimi di cosa si tratta e quando partirà.
“Il progetto nasce dalla necessità di creare un luogo sicuro dove i giovani si possono ritrovare per interagire, collaborare e crescere personalmente.  In tale luogo si alterneranno 10 aree tematiche ed il giovane potrà scegliere che percorso intraprendere con l’obiettivo finale di incrementare il desiderio e la necessità di intraprendere una carriera lavorativa in tale ambito. Cinema, teatro, musica, scrittura, arte, storia, psicologia, e molte altre aree che avranno eventi gestiti da giovani professionisti rivolti a giovani alla ricerca del proprio reale scopo nella vita. Le attività dal vivo partiranno a giugno, nel rispetto delle norme sanitarie derivanti dalla pandemia e tutte in totale sicurezza, mentre quelle online già da marzo sulle pagine social Oltre giovani per giovani, Facebook, associazione_oltre, Instagram, e sul nostro sito internet associazioneoltre3.wixsite.com”.

Progetti futuri?
“Diciamo che la pandemia ha inciso nella mia vita, come credo in quella di tutti, e ho deciso di portare a termine il progetto del Moby Prince. Durante questo anno sarà pubblicata su iTunes la canzone “10 Aprile 1991″ e l’intero ricavato sarà devoluto all’associazione “io sono 141”. Poi sto lavorando al mio primo disco dove punterò a farvi divertire e riflettere, ve lo prometto”.

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