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Libertas, l’appello di un tifoso: “Chiamami ancora amore”

Giovedì 2 Aprile 2026 — 16:33

Tra risultati altalenanti e sogni ancora vivi, una lettera invita l’ambiente amaranto a ritrovare entusiasmo e unità nel momento decisivo della stagione

“Chiamami ancora amore”, è il testo di una bellissima canzone di Roberto Vecchioni, e in questo momento può essere anche il senso che, per me, deve esserci per la nostra Libertas.
In un periodo non proprio felice dal punto di vista dei risultati, con quattro sconfitte nelle ultime cinque uscite, qualcosa tra i tifosi si è manifestato. Senza avere minimamente la volontà di giudicare: ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni e le proprie critiche, e ci mancherebbe. Mi pare però che forse sarebbe anche il momento di pensare a quello che la nostra Libertas ha fatto e che può ancora fare.
Certo, alcune prestazioni – Pistoia in primis – hanno lasciato un senso di amarezza e di perplessità. Perdere non piace a nessuno, specie se reputi l’avversario più debole di te. Ma già con Cividale, al di là della beffa finale, abbiamo ritrovato la nostra squadra: stanca, certo, sfortunata pure, ma capace di mettere sul parquet tutto quello che aveva.
Da questi ultimi 40 minuti bisogna ripartire, sapendo che, a cinque partite dalla fine, c’è ancora tanto in gioco. I playoff diretti forse ormai sono quasi impossibili, ma un piazzamento nei play-in – per giocare una sola partita e in casa – è ancora raggiungibile.
E allora, se questo fosse il risultato, o se invece dovessimo affrontare due partite, di cui la seconda in campo esterno, perché non essere contenti del nostro cammino?
È vero, a un certo punto il sogno era quello dei playoff diretti, senza pronunciare quella parola di due lettere con un numero accanto che in tanti pensavano – senza dirlo – fosse il coronamento di una stagione super. Poi, dopo il caso Bergamo, abbiamo perso un po’ di entusiasmo e la pressione ci ha probabilmente giocato un brutto tiro. Ma non possiamo dimenticare cosa abbiamo fatto e cosa possiamo ancora fare. E allora ritroviamo anche noi l’entusiasmo che si è un po’ affievolito, torniamo – come con Cividale – a essere il sesto uomo in campo e godiamoci questo finale di campionato. Ricordiamoci da dove siamo partiti e dove siamo adesso.
Perché, per me, questa annata la possiamo definire “Over the rainbow”: perché sul nostro campionato, fatto di cielo azzurro, c’è anche l’arcobaleno. E tranquilli: i nostri ragazzi, con il coach in testa, hanno ancora voglia di stupirci e di lottare per questa maglia. Perché, come dice una grande massima, chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso.

Marco Materassi, vecchio tifoso Libertas.

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