Libertas-Urania, le pagelle. Piccoli, ma cosa sei?! Tiby gladiatore, Woodson è Mr. Boombastic
Non è solo il punteggio. È il modo. È il ritmo che non cala, è la palla che viaggia (31 assist, manifesto cestistico più che dato statistico), è la capacità di assorbire ogni tentativo di rientro dell’Urania senza mai scomporsi. Piccoli è un gigante in ogni dove, Valentini si mette il ciack in mano e accende la macchina da presa. Woodson spara da ogni dove, Tiby è l'ora e il sempre, hic et nunc
Ci sono partite che si vincono. E poi ci sono partite che si impongono. La Libertas sceglie la seconda via e trasforma un play-in, che per definizione è territorio minato, in una dichiarazione di intenti grande così: 102-84, Milano respinta, pubblico in piedi e sensazione netta di aver visto una squadra che sa esattamente cosa vuole diventare (clicca qui per il tabellino finale).
Non è solo il punteggio. È il modo. È il ritmo che non cala, è la palla che viaggia (31 assist, manifesto cestistico più che dato statistico), è la capacità di assorbire ogni tentativo di rientro dell’Urania senza mai scomporsi. Quando gli ospiti provano ad accendere la miccia, la Libertas soffia via la scintilla prima ancora che diventi fiamma.
Il Modigliani è una bolgia, ma non è solo cuore: è anche testa. Gli amaranto giocano una pallacanestro piena, condivisa, a tratti persino elegante — qualità rara quando la posta è così alta e la paura di sbagliare può paralizzare le mani. Adesso il viaggio continua. Domenica c’è Rimini, ultimo ostacolo prima di un possibile approdo ai playoff contro Pesaro. Un’altra battaglia, un altro dentro o fuori.
Ma con questa Libertas, capace di unire sostanza e bellezza, viene quasi da pensare che, come cantava “Il Liga”… il meglio deve ancora venire.
E per questa post-season… torna il pagellone tutto matto!
Tiby 8,5 – C’è un momento, ne Il Gladiatore, in cui Massimo Decimo Meridio entra nell’arena, si guarda intorno e capisce che quel posto non lo divorerà. Lo governerà. Ecco, Matthew fa la stessa cosa nel pitturato del Modigliani: lo colonizza. Otto rimbalzi, mani sporche di vernice e cattiveria agonistica come se dovesse difendere l’ultimo sacco di sabbia durante l’assedio. Segna, subisce, torna, combatte. Quando l’Urania prova a rientrare è lui che rimette i puntelli alla diga. E poi quella tripla iniziale è come il primo ruggito del leone: “tranquilli, oggi si mangia”. DOMINUS
Woodson 8,5 – Se questo fosse un film di Tarantino, Avery sarebbe la pistola fumante sul tavolo. Silenziosa finché serve, devastante quando parte. Sei bombe come colpi di Magnum, una dietro l’altra, senza tremare. E quando parte in contropiede per quella schiacciata “gentile” è poesia urbana, Banksy che invece del muro usa il ferro. Dopo lo zero con Pesaro, riscrive la sceneggiatura: revenge game servito caldo. DJANGO
Valentini 7,5 – Regia, assist (9), letture. Fabio è il direttore d’orchestra che non cerca l’applauso ma pretende che ogni violino entri al momento giusto. Parte con la mano calda da tre, poi si mette il frac e dirige. E quando serve alza anche la bacchetta in difesa con una stoppata che è più un “silenzio in sala!” che un gesto tecnico. Non tutto perfetto al tiro, ma la sinfonia è sua. FELLINI
Penna 7,5 – Corre come se avesse una missione scritta da Nolan: tempo, ritmo, spazio. Recuperi, 9 assist, triple che arrivano come i colpi di scena in Inception. Quando Milano prova a riaprire il discorso, lui piazza quella dall’angolo che è un “torniamo alla realtà, grazie”. Poi difesa, mani addosso, cervello sempre acceso. È il metronomo che impedisce alla partita di diventare jazz improvvisato. TENET
Piccoli 8 – Nome ingannevole, impatto gigantesco. Matteo è quel personaggio secondario nei film che a metà trama capisci essere fondamentale. E ha lo sguardo di quelli che non vorresti incontrare mai in un vicolo al buio nelle strade di Chicago: “Ehi, amico hai detto a me?”. Rimbalzi sporchi, energia, una tripla pesantissima nel quarto quarto che spegne ogni velleità milanese. Lotta su ogni pallone come Rocky quando non può permettersi di perdere e vede Drago che vacilla. E il Modigliani lo sente, lo segue, lo amplifica, lo chiama, lui risponde. Poesia. HEARTBEAT
Filloy 7 – Ariel è il vecchio lupo di mare che non ha bisogno della tempesta per dimostrare di saper navigare. Due triple nel momento giusto, gestione, esperienza. Non è la partita da copertina, è quella da capitolo fondamentale del romanzo. Quando serve mettere ordine, lui c’è. E quando sgancia, lo fa con la precisione di chi ha già visto tutto. CARTOGRAFO
Possamai 7 – Entra e picchia forte sul tamburo. Schiacciate, presenza, centimetri usati come si deve. Non è ancora un monolite ma stasera è granito: pochi fronzoli, tanta sostanza. Il suo alley-oop nel primo tempo è una dichiarazione: qui sotto si passa col permesso. E Milano spesso non ce l’ha. MARTELLO
Lombardi 6,5 – Segna da fuori, si sporca, fa il suo. Non sempre pulitissimo, ma dentro il sistema è una tessera che tiene insieme il mosaico. Tipo quei personaggi di Sorrentino che non fanno rumore ma senza di loro la scena non funziona. UTILE
Tozzi 6,5 – Non guarda le percentuali, guarda il momento. E mette minuti di sostanza: difesa, rimbalzi, anche una stoppata che è una porta sbattuta in faccia ad Amato. In attacco alterna luci e ombre, ma la sua presenza è fisica, concreta. È il bodyguard della situazione. GUARDIANO
Fantoni 6,5 – Due punti, ma tanta esperienza sparsa come sale grosso su neve fresca. Tiene botta, fa a sportellate, prende rimbalzi pesanti. Non è serata da headline, è serata da fondamenta. E le fondamenta non finiscono nei titoli, ma senza crolla tutto. PILASTRO
Genti SV– Pochi minuti, qualche scelta rivedibile. È come entrare in scena a spettacolo già avviato e dover trovare subito il ritmo: non sempre ci riesce. Ma il contesto non aiuta. COMPARSA
Gubinelli SV– Meteora veloce. Un errore, poco tempo per incidere. Partita che gli scivola addosso come pioggia su un impermeabile. SENZA TRACCIA
Diana 8 – Più che una partita, una partita preparata. Come quei piatti dell’alta cucina dove ogni ingrediente arriva nel momento giusto e niente è lasciato al caso. Andrea Diana apparecchia il tavolo e Milano si ritrova invitata a una cena dove decide tutto lo chef. Quando l’Urania prova a riaprire, lui abbassa la fiamma, gira la portata, cambia ritmo. Nessuna fiammata fuori controllo, nessuna crepa strutturale. E quei 31 assist sono la ricetta: palla che gira, uomini che si cercano, difese costrette a inseguire come comparse in ritardo sul set. Nei play-in spesso vince chi sporca la partita; lui la pulisce, la rende leggibile, quasi elegante. E la Libertas se la mangia fino in fondo.
CHEF STELLATO
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