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Pielle-Legnano gara 2, le pagelle. Gabro: you are my sunshine! Leonzio è Doctor Strange

Lunedì 11 Maggio 2026 — 00:05

Si respira un'aria alla Avengers: Endgame: Gabrovsek, Ebeling e Donzelli scendono sul parquet reduci dalle "battaglie" di quarantotto ore prima, pronti a sacrificarsi per la causa. La Pielle parte forte, scherza con il fuoco nel finale, ma poi chiude la pratica con la freddezza di un killer professionista. E mentre la serie si sposta sul 2-0, il palazzo ruggisce ancora

di Giacomo Niccolini

Il PalaMacchia non è un palazzetto, è un album di Battisti, è un live di Vasco a Campovolo, ma soprattutto è un set cinematografico dove il regista Andrea Turchetto ha deciso di girare il sequel perfetto. Se gara-1 era stata l’introduzione, gara-2 è il capitolo della resilienza, quello in cui gli eroi tornano in scena incerottati, zoppicanti, ma con lo sguardo di chi sa che “il domani non muore mai” (clicca qui per il tabellino finale).

Si respira un’aria alla Avengers: Endgame: Gabrovsek, Ebeling e Donzelli scendono sul parquet reduci dalle “battaglie” di quarantotto ore prima, pronti a sacrificarsi per la causa. La Pielle parte forte, scherza con il fuoco nel finale, ma poi chiude la pratica con la freddezza di un killer professionista. E mentre la serie si sposta sul 2-0, il palazzo ruggisce ancora. E ora testa a gara 3. Mercoledì a Legnano si gioca per chiudere i conti.

Ed ora, per questa post season, il pagellone di QuiLivorno.it

Gabrosvek 8 – Lo aspetti zoppicante come John Wick dopo una caduta dal terzo piano, ma appena tocca palla è letale e sembra danzare come Bolle sul palco de La Scala. Segna 13 punti in 27 minuti, triple pesantissime e quella sensazione che, anche con una gamba sola, il canestro per lui sia grande come il cratere di un vulcano. Lo davano fuori dopo gara-1, lui torna e, come sembra, cambia il volto al match. E alla fine è roba da occhiali da sole in stile Duft Punk e copertina di Tv Sorrisi e Canzoni. Sale sul tunnel, esplodono i coriandoli e la curva si illumina… che bello è! THE REVENANT

Donzelli 7,5 – E’ lui l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo. No, non è un Crodino. E’ il Donzellone che tremare il mondo fa. Con quel biondo in testa e lo sguardo cattivo sembra uscito da un video dei Prodigy anni ’90. Nonostante i dolori di gara-1, è un “Firestarter” che brucia il pitturato di Legnano. 10 punti, 7 rimbalzi e un glaciale 8/9 dalla lunetta. È la versione cestistica di Billy Idol: ribelle, biondo e con un timbro micidiale. PUNK ROCK

Leonzio 7,5 – È il Doctor Strange del parquet: vede 14 milioni di futuri possibili e in ognuno di questi la Pielle… vince. Segna 13 punti, prende 8 rimbalzi, 5 falli subiti, 20 di valutazione sul tabellino finale ma soprattutto la capacità di manipolare il tempo della partita a suo piacimento. Quando Legnano prova a rialzare la testa, lui lancia incantesimi dai 6.75 metri che chiudono ogni portale. MARVELIANO

Traini 7 – La chitarra è tornata a suonare! Andrea piazza la tripla di tabella allo scadere dei 24” e mima l’esultanza che tutto il PalaMacchia aspettava e che era mancata in gara-1. 11 punti fondamentali e una regia che tiene il ritmo alto come un pezzo dei Guns N’ Roses. Quando la palla scotta, lui la trasforma in un assolo leggendario. AXEL ROSE

Klyuchnyk 7 – È l ‘Hulkbuster piellino: l’armatura pesante mandata in campo per contenere la furia avversaria. 8 punti e 8 rimbalzi in soli 12 minuti. Parte bene, martella vicino al ferro e fa sentire il fisico come un wrestler della WCW anni ’90. Poi però entra nel cono d’ombra della gara e sparisce un po’ dai radar offensivi. Resta comunque fondamentale a rimbalzo e nella guerra di trincea sotto canestro. Non sarà una serata da copertina Marvel, ma senza di lui la battaglia lì sotto diventava Vietnam. WARHAMMER

Venucci 6,5 – Non guarda il tabellino. Guarda il traffico. Dirige, parla, sistema, tampona falle come uno della Protezione Civile durante l’allerta rossa. Fa tre assist ma soprattutto mette ordine nel momento in cui la partita stava diventando un gruppo WhatsApp alle due di notte. Certo, qualche errore c’è. Ma senza di lui il blackout rischiava di durare fino all’alba. CENTRALINA ELETTRICA

Alibegovic 6+È il “Soldato a cavallo” di un quadro di Fattori: essenziale, macchiaiolo, profondamente livornese nella capacità di stare dentro la battaglia senza troppi fronzoli. La sua tripla nel terzo quarto è una sciabolata che squarcia il silenzio, un momento di pura estetica futurista dove la velocità del gesto distrugge le speranze di rimonta di Legnano. MACCHIAOLO

Mennella 6 – Entra dalla panchina come quei chitarristi che magari non fanno l’assolo da copertina, ma ti tengono in piedi tutto il pezzo mentre il cantante prende fiato. Una rubata, una penetrazione, minuti di sbattimento e soprattutto la sensazione di uno che quando viene chiamato risponde sempre “presente”, senza fare troppe stories su Instagram. Non riempie il tabellino ma mette dentro energia, pressione e qualche possesso sporco che nei playoff valgono quanto una tripla. Un po’ Nick Fury degli Avengers: magari non vola, non ha il martello di Thor e non spara ragnatele… però tiene insieme il gruppo mentre tutto rischia di saltare in aria. SHIELD AGENT

Ebeling 6 – Una prestazione di puro Stoicismo. Scende in campo come un volontario garibaldino, conscio che la caviglia non è al meglio ma che, come direbbe Machiavelli, “la virtù deve resistere alla fortuna”. I suoi 10 minuti sono un atto di volontà pura: la brevità intensa di un verso di Ungaretti. Si illumina d’immenso per un attimo, mette il fisico dove serve e poi torna ai box con il sacrificio dei giusti. L’EROE DEI DUE MONDI

Lucarelli 6 – – Una serata vissuta all’ombra del “Piacere” di D’Annunzio, dove l’estetica del gesto non sempre trova il conforto del risultato. Jacopo vaga per il campo come un eroe della Gerusalemme Liberata, cercando un varco tra le mura di Legnano che stasera sembra stregato. Eppure, anche in una serata di “magra”, la sua presenza è come una colonna di un tempio greco: non serve che si muova, basta che resti lì a sorreggere la struttura difensiva. È la pausa di riflessione in un brano di Fabrizio De André, quel silenzio che prepara l’esplosione del finale. NOBILE ATTESA

Coach Turchetto 7  – Per 25 minuti la sua Pielle sembra un’orchestra diretta da Hans Zimmer: potente, ritmata, minacciosa. Difesa feroce, mani addosso, transizioni letali. Poi però arriva il terzo quarto e i biancoblù iniziano a gestire come chi spegne la playstation prima del salvataggio automatico. Rischia grosso, perché Legnano torna a respirare. Però la porta a casa. Senza mai un rischio concreto mantenendo comunque i lombardi a distanza di sicurezza. E nei playoff, come diceva Al Pacino in Ogni maledetta domenica, “si vince un centimetro alla volta”. Due centimetri sono già stati presi. NOW FINISH THE JOB

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