Kayser Space (Livorno) protagonista della missione Astrobone alla Stazione Spaziale Internazionale
David Stefano Zolesi: "La partecipazione a questa missione scientifica consolida il ruolo di Kayser Space come partner d'eccellenza nello sviluppo di infrastrutture critiche per la ricerca in microgravità"
FAE Technology, gruppo industriale high-tech attivo nella progettazione, ingegnerizzazione e produzione di sistemi avanzati basati
sull’elettronica, destinati a mercati ad elevata affidabilità in ambito terrestre e spaziale, attraverso la propria controllata Kayser Space è protagonista di primo piano nell’esperimento scientifico Astrobone, lanciato dalla Cape Canaveral Space Force Station in Florida a bordo della missione di trasporto SpaceX CRS-34, che ha raggiunto il 17 maggio l’International Space Station. L’esperimento Astrobone ha l’obiettivo di validare in microgravità l’applicazione clinica di b.Bone, innovativo sostituto osseo biomimetico sviluppato da GreenBone Ortho, società specializzata nel campo della rigenerazione ossea con sede a Roncadelle (Bs), per il trattamento di difetti ossei in condizioni di osteoporosi.
Nel dettaglio, Kayser Space ha progettato e realizzato le experiment unit che ospitano lo scaff old, il modello tridimensionale che funge da supporto alla crescita cellulare. Le unit, in tutto sedici, rappresentano l’infrastruttura operativa dell’esperimento: sono costituite da sistemi dotati di una camera di coltura e moduli di alimentazione, essenziali per garantire la sopravvivenza, la crescita e il monitoraggio delle cellule – in questo caso, staminali mesenchimali – in ambiente spaziale. L’esperimento si inserisce nella strategia di FAE Technology per il consolidamento della presenza nel settore Space attraverso Kayser Space, focalizzata sullo sviluppo tecnologico e sul supporto a programmi di ricerca ed esplorazione spaziale. In questo contesto, Astrobone rappresenta un’opportunità per rafforzare il posizionamento del Gruppo nelle applicazioni in microgravità e nei servizi ad alto valore aggiunto legati alla ricerca scientifica spaziale, favorendo l’accesso a programmi con potenziale evoluzione commerciale nel contesto della New Space economy e consolidando la presenza del Gruppo in un comparto caratterizzato da forte crescita tecnologica e industriale. Gianmarco Lanza, Presidente di Kayser Italia, e Presidente e Amministratore Delegato di FAE Technology, dichiara: “Questo esperimento rappresenta bene il contributo di Kayser Space ai programmi di ricerca in microgravità: non solo rafforza il track record del Gruppo nelle missioni in orbita, ma contribuisce concretamente allo sviluppo di attività scientifiche dal reale valore applicativo, oltre che di risultati e pubblicazioni con ricadute sia in ambito spaziale sia terrestre. L’esperienza maturata da Kayser Space nell’esplorazione spaziale, unita al know how industriale del Gruppo, ci consente di rafforzare il nostro posizionamento nella Space economy attraverso un modello sempre più orientato allo sviluppo di applicazioni in orbita bassa e di opportunità commerciali. Il coinvolgimento diretto nelle missioni contribuisce inoltre a creare una forte vicinanza concreta all’attività spaziale e un elevato livello di partecipazione delle nostre persone”.
David Stefano Zolesi, Amministratore Delegato di Kayser Italia e Direttore della Space Division del Gruppo FAE Technology, commenta: “La partecipazione a questa missione scientifica consolida il ruolo di Kayser Space come partner d’eccellenza nello sviluppo di infrastrutture critiche per la ricerca in microgravità. Il nostro contributo non si limita alla fornitura di hardware all’avanguardia, ma si estende alla gestione del servizio completo: attraverso il programma Bioreactor Express, basato sull’incubatore Kubik a bordo della ISS, offriamo l’accesso diretto e semplificato alle facilities di bordo, trasformando la tecnologia in una soluzione operativa “chiavi in mano” per i ricercatori. Grazie a questa integrazione tra eccellenza ingegneristica e servizi di supporto alle scienze della vita, rendiamo possibile una nuova generazione di esperimenti dal valore inestimabile, con ricadute concrete sia per la medicina clinica sulla Terra che per le future frontiere dell’esplorazione spaziale”.
Il vettore Falcon 9 di SpaceX ha lanciato la navicella spaziale Dragon, a bordo della quale ha viaggiato l’esperimento, venerdì 15 maggio alle 18:05 ET (00:05 di sabato 16 maggio, ora italiana) dal Launch Complex 40 (SLC-40) della Cape Canaveral Space Force Station. Dopo un volo di circa 36 ore, Dragon ha effettuato autonomamente l’attracco con l’International Space Station domenica 17 maggio alle 06:37 ET (12:37 ora italiana). Le experiment unit sono state installate all’interno di Kubik, incubatore sviluppato da Comat con il contributo di Kayser Space e operato nel modulo Columbus dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il sistema consentirà di condurre l’esperimento per circa un mese, a temperatura costante e controllata, combinando condizioni di microgravità per il 50% delle experiment unit e di gravità terrestre per la restante metà dei dispositivi, posizionati su di una centrifuga integrata nell’incubatore. L’esperimento mira a verificare se le cellule ossee umane mantengano la capacità di aderire, proliferare e differenziarsi sullo scaff old in condizioni di microgravità, fornendo evidenze chiave per l’utilizzo clinico di b.Bone. I risultati potranno avere ricadute sia sulla Terra, per il trattamento dell’osteoporosi, sia nello spazio, dove gli astronauti sono soggetti a una perdita di massa ossea accelerata, che raggiunge fino al 2% al mese: per contrastare questo fenomeno, devono svolgere esercizio fisico per circa due ore e mezza al giorno, sei giorni alla settimana. Al termine della permanenza in orbita, i campioni saranno riportati sulla Terra e analizzati dal team congiunto dell’Ospedale San Martino e dell’Università di Genova. I primi risultati scientifici sono attesi entro l’anno. B.Bone b.Bone è un sostituto osseo riassorbibile sviluppato da GreenBone Ortho S.p.A., azienda con sedi a Faenza (RA) e Roncadelle (BS), ottenuto a partire dal rattan, una pianta del Sud-Est asiatico caratterizzata da una struttura tridimensionale naturalmente affine a quella dell’osso umano. Attraverso un processo brevettato di trasformazione biomorfica, il materiale vegetale viene convertito in un calcio-fosfato biomimetico, preservandone l’architettura porosa, dando origine a una matrice bioattiva in grado di supportare i processi di rigenerazione ossea. Sono in fase di studio – prima in laboratorio, ora nello spazio alla ISS – i meccanismi di infiltrazione, proliferazione e differenziazione cellulare mediante indagini biologiche, molecolari e microscopiche avanzate.
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