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L’ultimo abbraccio a Igor: diecimila cuori al Picchi per salutare il capitano

Domenica 21 Giugno 2026 — 07:10

FotoNOVI

Per oltre un’ora il Picchi è diventato molto più di uno stadio. È stato il luogo dell’abbraccio collettivo di una città al suo capitano. Un saluto che ha unito generazioni diverse, tifosi, istituzioni, amici e semplici cittadini. Stadio gremito e un commovente giro di campo del feretro tra cori, fumogeni e lacrime. Lenny: "Oggi commemoriamo l’uomo, prima del calciatore”

Ieri 20 giugno è stato il giorno del lutto cittadino e dell’ultimo, indimenticabile saluto al capitano amaranto. Circa diecimila persone hanno riempito lo stadio Armando Picchi per accompagnare nel suo ultimo viaggio l’uomo che più di ogni altro ha saputo rappresentare l’anima sportiva e umana della città. Poco dopo le 18 il feretro ha fatto il suo ingresso nello stadio dell’Ardenza. Ad accoglierlo una curva Nord colorata di amaranto, fumogeni accesi e cori che hanno accompagnato ogni metro del percorso. Dagli spalti si sono levati i canti che per anni hanno accompagnato le sue imprese in campo: “Igor Protti capo degli ultrà, Igor Protti capo degli ultrààà”. Poi ancora: “Un capitano, c’è solo un capitano”. E infine: “Sarai sempre con noi, non ti lasceremo maaaai”. Un tributo lungo, intenso, commovente, che ha trasformato lo stadio in una grande famiglia raccolta attorno al proprio simbolo. A guidare il giro di campo del feretro è stato Lenny Bottai, tra le figure più vicine al mondo amaranto, insieme a Igor Nencioni e Bruno Rotelli. Proprio sotto la Curva Nord, Bottai ha pronunciato una frase destinata a restare nella memoria dei presenti: “Abbiamo voluto commemorare l’uomo, prima del calciatore”. Parole che hanno sintetizzato perfettamente il senso della cerimonia. Perché se Protti è entrato nella storia per i gol e le promozioni, nel cuore dei livornesi ci è entrato soprattutto per la sua umanità, la sua disponibilità e il legame autentico costruito con la città. Dopo il lungo omaggio della curva, il corteo si è spostato davanti alla tribuna. In quel momento dagli altoparlanti è risuonato l’inno del Livorno, mentre il feretro, avvolto da decine di sciarpe amaranto, è stato mostrato ai tifosi presenti. Uno dei momenti più toccanti dell’intera serata. In migliaia, in un silenzio quasi irreale, si sono avvicinati per una carezza, un bacio, un saluto. Gesti semplici, ma carichi di affetto e gratitudine. La terza e ultima sosta è avvenuta davanti alla gradinata, completando quel giro di campo che ha ripercorso idealmente la storia di un uomo che proprio in quello stadio aveva costruito la sua leggenda. Sempre presente sul terreno di gioco il sindaco Luca Salvetti, amico personale di Protti, visibilmente commosso durante tutta la cerimonia. Al suo fianco familiari, amici ed ex compagni di squadra. Tra i presenti anche Cristiano Lucarelli, Alessandro Lucarelli, Alessandro Doga, Andrea Balleri e Ennio Bonaldi, protagonisti insieme a Protti di alcune delle pagine più belle della storia amaranto. Per oltre un’ora il Picchi è diventato molto più di uno stadio. È stato il luogo dell’abbraccio collettivo di una città al suo capitano. Un saluto che ha unito generazioni diverse, tifosi, istituzioni, amici e semplici cittadini. Quando il feretro ha lasciato il terreno di gioco, il coro è stato uno solo. Forte, incessante, struggente. “Igor, Igor, Igor”. L’ultimo applauso di Livorno al suo capitano. Quello che, per tutti, resterà per sempre semplicemente Igor Protti.

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