Arrestato 23enne livornese: contestati 35 reati, di cui 28 furti
Foto archivio AI
Il prefetto: "Lo Stato c'è: arresto che rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni". Al giovane vengono contestati 35 reati tra il 16 ottobre 2020 e il 22 giugno 2026 tra furti (28 tra tentati e consumati), ricettazione, utilizzo indebito di carte di credito e fuga alla guida di un'auto rubata
Nella serata di ieri, 20 luglio, si legge in un comunicato stampa di stamattina, un dispositivo congiunto della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri ha dato esecuzione ad un’ordinanza con cui il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di un 23enne livornese ritenuto responsabile di diversi reati contro il patrimonio. In particolare, le indagini e i riscontri investigativi hanno consentito di contestare all’indagato 35 distinti episodi delittuosi commessi a Livorno tra il 16 ottobre 2020 e il 22 giugno 2026.
Nel dettaglio vengono contestati:
28 furti, consumati e tentati, ai danni di esercizi commerciali, farmacie, ristoranti, palestre, uffici privati, sedi di enti e associazioni, luoghi di culto ed edifici pubblici, tra cui il Palazzo di Giustizia e uffici statali. La refurtiva ammonterebbe a 7.450 euro in contanti, oltre a materiale vario come generi alimentari, telefoni cellulari, posate placcate in oro, robot aspirapolvere, gratta e vinci e sigarette elettroniche;
5 reati di ricettazione riguardanti autoveicoli, motocicli e carte di credito di provenienza illecita;
1 reato di indebito utilizzo di carte di credito, con 13 transazioni effettuate;
1 violazione dell’articolo 192, comma 7-bis, del Codice della Strada per essersi dato alla fuga con guida pericolosa e in senso contrario di marcia a bordo di un’autovettura di servizio della Polizia Locale risultata oggetto di furto.
L’attività investigativa, condotta attraverso l’analisi approfondita delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, i rilievi dattiloscopici e le testimonianze raccolte, ha permesso agli investigatori di ricostruire nel dettaglio il modus operandi dell’indagato. Secondo quanto emerso, il giovane avrebbe agito prevalentemente in orario notturno dopo aver forzato con violenza vetrate, spesso sfondate a calci, serrande metalliche, inferriate, porte antipanico e casseforti o offertori. Per compiere le spaccate e gli accessi forzati si sarebbe avvalso di un ampio campionario di strumenti da scasso, tra cui piedi di porco, cesoie, palanchini, cacciaviti, arrivando anche a utilizzare un piccone prelevato da un cantiere o a far esplodere un petardo per forzare distributori automatici. L’attività delittuosa si sarebbe intensificata nell’ultimo periodo, fino ad arrivare a sei reati nella sola notte del 12 maggio 2026. Una sequenza di episodi che, colpendo commercianti, strutture pubbliche e persino luoghi di carità ed edifici religiosi, avrebbe generato un forte allarme sociale in città. All’esito delle indagini e della ricostruzione del grave quadro indiziario a carico del giovane, prosegue la nota stampa, il Gip ha disposto l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, ritenendo il confinamento nell’istituto di pena l’unica misura idonea a interrompere la grave e reiterata escalation criminale dell’indagato. Nel rispetto dei diritti dell’indagato il giovane è da ritenersi presunto innocente in considerazione dell’attuale fase del procedimento (indagini preliminari) sino ad un eventuale definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.
Il prefetto: “Lo Stato c’è: arresto che rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”
La traduzione in carcere del presunto responsabile di una lunga serie di furti che hanno colpito il territorio livornese rappresenta una notizia positiva per l’intera comunità. È un segnale concreto che conferma come lo Stato sia presente, operi con determinazione e sia in grado di assicurare alla giustizia coloro che sono gravemente indiziati di aver commesso reati, nel pieno rispetto delle garanzie previste dal nostro ordinamento. Desidero esprimere il mio più sentito ringraziamento alle forze di polizia per la costante professionalità, la straordinaria capacità investigativa e la presenza capillare sul territorio, che consentono di garantire una risposta tempestiva ed efficace alle esigenze di sicurezza dei cittadini. Un sincero ringraziamento va altresì alla Magistratura livornese e, in particolare, al Procuratore della Repubblica, dott. Maurizio Agnello, per l’impegno, la competenza e la consueta professionalità con cui ha seguito questa vicenda, imprimendo un determinante impulso alle indagini e al successivo sviluppo dell’azione giudiziaria. Ancora una volta, la sinergia tra forze di polizia e magistratura dimostra come il lavoro svolto con rigore, equilibrio e spirito di servizio rappresenti la migliore risposta alla criminalità e un elemento essenziale per rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
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