Addio a Marco Benvenuti, una vita per realizzare un sogno chiamato Libertas
Il suo nome resterà legato non soltanto ai risultati ottenuti, ma alla speranza che ha saputo restituire al popolo della doppia L. Imprenditore di successo, figlio dell'ex sindaco Roberto Benvenuti e libertassino da sempre, aveva scelto di dedicare energie, risorse e passione alla squadra del suo cuore mentre combatteva una dura malattia. Indimenticabili il ritorno al PalaMacchia accolto da un'ovazione e la salvezza conquistata a La Spezia con le lacrime agli occhi e il pugno alzato
Ci sono uomini che arrivano in una società per guidarla. Altri, invece, ci tornano perché sentono di appartenerle. Marco Benvenuti era uno di questi. Imprenditore di successo negli Stati Uniti, figlio dell’ex sindaco di Livorno Roberto Benvenuti, ma soprattutto libertassino da sempre, aveva scelto di mettere il proprio cuore, il proprio tempo e le proprie risorse al servizio della squadra che aveva imparato ad amare fin da bambino.
Il suo non era stato un semplice incarico dirigenziale. Era la realizzazione di un sogno custodito per una vita intera. Quel sogno che lui stesso aveva raccontato più volte, ricordando le domeniche al PalaMacchia, i colori amaranto, l’idolo Alessandro Fantozzi e un amore mai affievolito, nemmeno dopo oltre venticinque anni trascorsi negli Stati Uniti.
La sua storia personale aveva il sapore delle grandi sfide. Dopo aver costruito una brillante carriera internazionale nel settore alberghiero e tecnologico, fondando una delle aziende più innovative nel campo del revenue management, aveva deciso di restituire qualcosa alla sua città. Lo aveva fatto scegliendo la Libertas.
Una decisione maturata nel momento più difficile della sua vita. Da tempo combatteva contro una grave e rara malattia, affrontata con la riservatezza e la determinazione che lo hanno sempre contraddistinto. Non aveva mai cercato compassione. Al contrario, aveva trasformato quella battaglia in una nuova ragione di vita, spiegando che proprio durante le cure aveva capito come fosse arrivato il momento di dedicarsi a ciò che aveva sempre desiderato fare: riportare in alto la Libertas.
Chi ha avuto modo di conoscerlo racconta di un uomo capace di parlare di bilanci e organizzazione con la stessa emozione con cui ricordava il rumore del PalaMacchia. Per lui la Libertas non era soltanto una squadra. Era una comunità, una famiglia, un patrimonio della città da custodire e tramandare. L’immagine che più di ogni altra resterà nella memoria dei tifosi è quella del 6 aprile 2025.
Dopo mesi di cure e di lontananza, Marco Benvenuti fece ritorno al PalaMacchia. Il palazzetto si fermò per tributargli un lungo applauso. Fu un momento di rara intensità, accompagnato dalle lacrime di tanti presenti. Al suo fianco c’era Alessandro Fantozzi, la bandiera libertassina che aveva rappresentato uno dei miti della sua infanzia. In quell’abbraccio sembravano incontrarsi il passato, il presente e il futuro della Libertas.
Un mese dopo arrivò un’altra fotografia destinata a entrare nella storia amaranto. A La Spezia, sul campo neutro dove la Libertas conquistò la salvezza contro Vigevano, Benvenuti era lì, accanto alla sua squadra. Al termine della partita esplose tutta l’emozione trattenuta nei mesi precedenti: le lacrime, il pugno alzato verso i tifosi, la gioia di chi aveva lottato due volte. Contro gli avversari sul parquet e contro la malattia nella vita.
Da presidente aveva portato idee nuove, una visione moderna e una progettualità di lungo periodo. Parlava di sostenibilità, di Academy, di settore giovanile, di basket femminile, di inclusione e di una società capace di guardare oltre il risultato della domenica. Era convinto che una grande squadra dovesse poggiare prima di tutto su basi solide.
Non aveva mai nascosto l’ambizione di riportare un giorno la Libertas ai vertici del basket italiano. Ma ancora più importante dei traguardi sportivi era il metodo con cui intendeva raggiungerli: organizzazione, serietà, programmazione e rispetto della storia.
Per questo il suo nome resterà legato non soltanto ai risultati ottenuti, ma alla speranza che ha saputo restituire a un intero popolo.
Per i tifosi amaranto Marco Benvenuti non è stato soltanto un presidente. È stato un bambino che non aveva mai smesso di sognare la propria squadra.
Ed è forse questa l’eredità più bella che lascia alla sua Libertas: la convinzione che anche i sogni più grandi possano diventare una missione, se affrontati con coraggio, amore e una fede incrollabile nei propri colori.
Il cordoglio del sindaco Salvetti
“Tutto il mondo sportivo livornese, non solo quello degli appassionati di basket piange oggi Marco Benvenuti. Io ho avuto modo di conoscerlo negli ultimi anni, quando era venuto a raccontarmi la sua voglia di dare una mano allo sport livornese in generale e alla Libertas in particolare. Lo avevo visto in precedenza quando era piccolissimo, figlio dell’ex sindaco Roberto Benvenuti, poi l’ho ritrovato uomo entusiasta di dare un contributo alla città. Per tutti i livornesi questa è una grave perdita”.
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