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Stefano, affetto da diabete, correrà 100 chilometri nel deserto del Sahara

Venerdì 11 Settembre 2026 — 18:15

"La malattia non deve essere un limite". Per il 50enne livornese dietro la nuova sfida c'è, ancora una volta, qualcosa che va oltre il risultato sportivo. La Diabetologia di Livorno lo seguirà da remoto durante la gara, nata come speciale regalo di compleanno della famiglia per i suoi 50 anni

Dalle strade che collegano Cortina d’Ampezzo a Milano alle dune del Sahara tunisino. Per Stefano Giovanneschi la corsa è ancora una volta sinonimo di sfida, ma soprattutto di un messaggio da portare avanti: lo sport può essere praticato anche da chi convive con il diabete di tipo 1, con consapevolezza, preparazione e le necessarie accortezze. Dopo l’impresa dello scorso anno, quando il livornese percorse a piedi e di corsa la distanza tra Cortina e Milano in 15 tappe, Giovanneschi è pronto a misurarsi con un’avventura completamente diversa. La prossima destinazione sarà infatti il deserto del Sahara, in Tunisia, dove dal 18 al 24 ottobre è in programma la 24ª edizione della 100 Km del Sahara. “Affronterò cinque tappe in quattro giorni”, racconta il 50enne livornese. Il programma ufficiale dell’edizione 2026 prevede complessivamente 100 chilometri suddivisi in cinque tappe: un prologo di 10 chilometri, una maratona di 42 chilometri, una frazione di 24 chilometri, una di 10 chilometri e l’ultima di 15 chilometri. Una parte del percorso si svolgerà inoltre in condizioni di luce ridotta, aggiungendo un ulteriore elemento di difficoltà alla competizione. Per Giovanneschi sarà soprattutto una prima volta assoluta in un ambiente tanto affascinante quanto impegnativo. “È la prima volta che partecipo”.
Una sfida del genere richiede una preparazione specifica e Stefano ha iniziato a lavorarci con particolare attenzione già dalla metà di luglio. “Mi sto preparando abbastanza forte grazie all’Atletica Amaranto. Alessandro Giaconi mi ha fatto tutto un programma apposta per questa gara. Alessandro Scardino, ex pugile livornese, mi segue sotto il profilo fisico e strutturale attraverso sedute di ginnastica pugilistica. “La vera e propria preparazione è iniziata a metà luglio, anche se chiaramente non ho mai smesso di correre. Ho sempre corso”, sottolinea Stefano. Dietro alla nuova sfida c’è, ancora una volta, qualcosa che va oltre il risultato sportivo. Stefano convive con il diabete di tipo 1 e proprio attraverso la corsa vuole dimostrare che questa condizione non deve necessariamente rappresentare un limite alla possibilità di praticare sport, anche ad alti livelli di impegno. “Il motivo per cui lo faccio è chiaramente una soddisfazione mia personale, perché a me piace correre e sono gare che mi piacciono molto. Oltre a quello, però, la cosa principale è mandare un messaggio: anche con il diabete, insulino-dipendente di tipo 1, soprattutto i giovani possono, con le dovute accortezze, fare competizioni anche più impegnative”. E anche questa volta Giovanneschi non affronterà la gara lasciando nulla al caso. La Diabetologia di Livorno seguirà infatti la sua avventura da remoto, come già accaduto durante il percorso da Cortina a Milano, grazie alla dottoressa Francesca Pancani e alla dietista Anna Menasci. “Si collegheranno tramite il sensore che ho da remoto e vedranno un po’ com’è l’andamento delle mie glicemie durante la gara”. Un supporto fondamentale per affrontare con la massima sicurezza una prova nella quale alimentazione, sforzo fisico e gestione della glicemia dovranno necessariamente procedere insieme. La nuova avventura ha anche un risvolto personale particolarmente curioso. Giovanneschi ha compiuto 50 anni il 16 maggio e proprio per il compleanno è arrivato un regalo decisamente speciale da parte della moglie Alessandra. In realtà l’idea non è nata completamente a sorpresa. Stefano aveva già manifestato alla moglie il desiderio di partecipare alla gara: “Io glielo dicevo: mi piacerebbe fare questa gara”. Ad accompagnarlo idealmente in questa nuova avventura ci saranno dunque anche Alessandra e i figli Cesare ed Emma, oltre alle persone che lo stanno sostenendo nella preparazione e al gruppo di professionisti che lo seguirà durante la competizione. “Anche con il diabete si possono fare cose importanti. Con le dovute accortezze e con la giusta preparazione, si può”.

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