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Porto. Sequestrate 500 tonnellate di rifiuti tessili dichiarate come cotone

Martedì 22 Settembre 2026 — 08:24

Venti container destinati alla Malesia sono stati bloccati dall’Agenzia delle Dogane. Il carico, proveniente dal distretto tessile pratese, conteneva plastica, materiale organico, carta e altri residui. Denunciata la legale rappresentante della società esportatrice

Una spedizione dichiarata come cascami di cotone e di filati, per un peso complessivo di circa 500 tonnellate, è stata sequestrata al porto di Livorno dal personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Il carico era destinato alla Malesia, ma gli accertamenti hanno permesso di scoprire che nelle balle erano presenti rifiuti di varia natura, oltre agli scarti tessili.

A far scattare i primi sospetti è stata la stessa documentazione commerciale presentata per la spedizione. Già da un primo esame, infatti, erano emersi elementi ritenuti anomali: in particolare, il valore irrisorio indicato in fattura appariva incoerente rispetto alle presumibili spese necessarie per le pratiche doganali e per il trasporto del materiale fino alla destinazione finale in Malesia.

I controlli ai raggi X e l’apertura dei container – Il personale ADM ha quindi disposto un primo controllo attraverso le apparecchiature scanner a raggi X in dotazione. L’esame ha evidenziato che tutti i 20 container presentavano caratteristiche di stivaggio analoghe, con il carico sistemato in balle omogenee.

A quel punto sono stati effettuati ulteriori accertamenti, procedendo allo svuotamento di alcuni container per verificare concretamente la natura del materiale trasportato.

La verifica è stata condotta anche in collaborazione con gli ispettori dell’ARPAT di Prato, specializzati nel settore tessile. L’esame delle balle ha permesso di rilevare la presenza di residui di ogni genere, tra cui plastica sotto diverse forme, materiale organico, carta e altri materiali estranei.

Una presenza tale da portare gli accertamenti a ritenere che gli scarti non avessero subito alcuna forma di sanificazione e selezione.

Gli scarti non avevano perso la qualifica di rifiuto – Il passaggio è particolarmente importante dal punto di vista ambientale e normativo. Gli scarti erano stati acquisiti dall’esportatore sotto forma di rifiuti provenienti da diversi pronto moda del territorio pratese.

Per poter essere successivamente commercializzati come “materia prima seconda”, nel caso specifico destinata all’esportazione, gli scarti avrebbero dovuto essere sottoposti ai necessari processi di trattamento, selezione e sanificazione da parte di una piattaforma ambientale, così da poter attestare la perdita della qualifica di rifiuto.

Gli accertamenti effettuati hanno invece evidenziato che tali condizioni non erano state rispettate.

Al termine delle verifiche fisiche e documentali, e dopo aver acquisito la relazione tecnica dell’ARPAT, che qualificava l’intero carico come “rifiuto tessile”, il personale dell’Agenzia delle Dogane ha quindi proceduto al sequestro dei 20 container, per un totale di circa 500 tonnellate di materiale.

Una denuncia alla Procura di Livorno – Dell’attività è stata data comunicazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Livorno. A carico della legale rappresentante della società esportatrice, una cittadina cinese, sono stati ipotizzati i reati di detenzione e traffico transfrontaliero di rifiuti e falsità ideologica in atto pubblico.

L’Autorità giudiziaria, con la quale l’Ufficio ADM di Livorno opera da tempo in sinergia nell’attività di repressione delle frodi e di contrasto ai reati in materia ambientale, ha quindi convalidato il sequestro.

L’intera attività di controllo è durata circa un mese e si inserisce in un quadro di particolare attenzione sul traffico di questa tipologia di materiali attraverso il porto labronico.

Dal 2025 sequestrate 1.450 tonnellate – Il caso non rappresenta infatti un episodio isolato. Recentemente al porto di Livorno si sono verificati altri casi analoghi, anche in considerazione della vicinanza geografica con il polo industriale tessile delle province di Firenze, Prato e Pistoia.

L’attività di presidio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si è fatta progressivamente più serrata. Un dato rende l’idea delle dimensioni del fenomeno: dall’inizio del 2025 a oggi, il personale dell’Ufficio ADM di Livorno ha sequestrato complessivamente 1.450 tonnellate di rifiuti riconducibili a questa tipologia.

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