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“Fiori di glicine”, nuovo murale dedicato alle Leggi Livornine

Un grande murale dedicato a quelle leggi che fecero di Livorno un approdo di modernità e ricerca, apertura e mescolanza, l’appendice sperimentale di Firenze

Giovedì 10 Settembre 2020 — 16:40

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Ogni giorno di lavoro, dal 20 al 27 settembre, i cittadini saranno invitati a passare sotto il muro per incontrare l'artista, scambiare opinioni e studiare le fasi del lavoro di questa arte urbana

Verrà inaugurato il 27 settembre alle 12 sugli scali delle Pietre, il nuovo murale ad opera di Ligama dal titolo “Fiori di glicine” dedicato alle Leggi Livornine.
L’opera sarà realizzata grazie alla volontà e al supporto dei Lions Livorno Host che attraverso presidente, l’avvocato Gian Luca Zingoni, ha iniziato una stretta collaborazione con Uovo alla Pop, con il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, che ha creduto subito nell’opera e con il patrocinio del Comune di Livorno della Provincia di Livorno e con l’importante approvazione dalla Sovrintendenza alle belle arti, che ne ha così riconosciuto in maniera eccezionale il valore artistico e di valorizzazione dell’edificio.
Il titolo dell’opera è “Fiori di glicine” il glicine infatti è utilizzato in molte culture come simbolo di amicizia  e fratellanza. Ligama rilegge le leggi per ritrovare la stessa illuminante modernità, attraverso l’indissolubile trinomio di libertà fratellanza ed uguaglianza.
Un grande murale dedicato a quelle leggi che fecero di Livorno un approdo di modernità e ricerca, apertura e mescolanza, l’appendice sperimentale di Firenze.
Come a fine ‘500 le leggi furono dirompenti, la scintilla per creare i presupposti di un porto ex novo, un pentagono utopico, oggi il murale di Ligama, con il suo estremo piglio contemporaneo e le note retrò di un rinascimento mediceo ancora intatto.
Dopo il murale dedicato a Jeanne e Modigliani realizzato sempre con le ragazze della galleria, l’artista questa volta va ad interpretare un nuovo tema, con il suo linguaggio realistico mai banale, ricco di visioni e simbologie affacciandosi su un canale della Venezia.
Ogni giorno di lavoro, dal 20 al 27 settembre, i cittadini saranno invitati a passare sotto il muro per incontrare l’artista, scambiare opinioni e studiare le fasi del lavoro di questa arte urbana.
Importante mantenere sempre il distanziamento e le norme di sicurezza soprattutto per il giorno dell’inaugurazione.

Chi è Ligama – Classe 1986, diplomato in Grafica all’Accademia di Belle Arti Catania, è stato Assistente alla cattedra di Incisione fino al 2015, dedicandosi alla sperimentazione di nuovi metodi di stampa, culminati in Storiche Alchimie Contemporanee, che è stato il primo Workshop di Incisione Atossica tenuto presso l’Accademia di Catania. Ancora studente è segnalato per tre edizioni al Premio Nazionale delle Arti (Catania 2007, Napoli 2010, Milano 2011) indetto dal MIBACT, nel 2010 espone alla Reggia di Venaria a Torino, presso le Scuderie di Juvarra, nel 2013 espone all’Istituto Nazionale per la Grafica a Roma.
Nel 2015 abbandona la carriera universitaria per dedicarsi esclusivamente alla ricerca artistica incentrata sul rapporto tra il reale e il digitale, con la sua prima personale 8bit nelle gallerie Portanova 12 a Bologna ed ElMagazein a Dignano (Croazia). La sua pittura riproduce i meccanismi di scomposizione e dissoluzione dell’immagine reale in pixel tipici del virtuale digitale. Nella sua indagine i pixel sono gli atomi di una nuova materia telematica e inconsistente, sono i pigmenti di una pittura divisionista, sono le celle che accolgono le frequenze suono-colore da lui analizzate e convertite attraverso un processo di co-creazione con un algoritmo di intelligenza artificiale.

La sua pittura si sviluppa in studio e nello spazio. L’oggetto da informare è al centro di un dispositivo di intelligenza connettiva che crea un dialogo tra la dimensione reale con quella digitale. Sempre nel 2015 realizza un’intervento pittorico pubblico a Dignano, in Croazia ed un altro per Codici Sorgenti, mostra curata dalla 999 Contemporary presso Il Palazzo Platamone a Catania. Nel 2016 realizza tre pale d’altare per la Chiesa del Crocifisso a Caltagirone (CT), realizza due opere pubbliche nei quartieri di Ballarò e Borgo Vecchio a Palermo e interviene sulle pareti esterne del Convention Center del Reginal Hotel di Roma, suo primo lavoro di grande scala. Prende parte all’Emergence Festival, Festival Internazionale di Street Art a Giardini Naxos. Nello stesso anno inaugura la sua personale 16bit, presso Palazzo Corvaja a Taormina. Nel 2017 realizza un’opera permanente all’interno del Cortile Platamone, Palazzo della Cultura di Catania, realizza un intervento pubblico nel quartiere di Librino a Catania e partecipa ad AMT Art Project, un progetto di riqualificazione urbana della città etnea che coinvolge esponenti internazionali della Street Art. Nello stesso anno inaugura la sua personale Catania Infinite Jest presso il Palazzo della Cultura di Catania. Nel 2018 realizza un’opera sull’intera superficie murale della scuola elementare di Valverde (Ct), in combo con Gaia, artista americano di fama internazionale. Nello stesso anno interviene sull’intero imponente foyer del Palacongressi di Agrigento opera commissionata dal Parco Valle dei Templi, realizza un opera permanente per Farm Cultural Park a Favara e interviene sull’intera superficie di un imponente ecomostro sequestrato alla mafia in provincia di Trapani. Nel 2019 partecipa ad Abstracta, da Balla alla Street Art, mostra collettiva alla Galleria Edieuropa Roma che riunisce tra i più importanti Street Artist del panorama italiano. Realizza un opera muraria per la Fondazione Matera Capitale della Cultura Europea e prende parte a CountlessCities, La Biennale delle Città del Mondo curata da Farm Cultural Park con l’opera Stanza di confine. Altre opere murarie per Facto a Monteulupo Fiorentino, per il Centro Tao a Palermo con Igor Palminteri e un intervento per la Città di Catania. Attualmente è impegnato in un viaggio nella sua Sicilia, nel progetto UncommissionedLandscapeManipulation, realizzando una consapevole trasformazione del territorio attraverso la pittura, intervenendo sui ruderi sparsi nell’isola, interrompendo di fatto una tradizione visiva “tipica” del paesaggio stesso, in cui ogni elemento risulta anonimo e fagocitato da una visione generale.

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