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Che cosa chiedere all’Europa?

Lunedì 30 Marzo 2020 — 09:22

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Arriverà il momento di uscire fuori di casa, e riabbracciare finalmente la nostra quotidianità perduta. Le macerie da riporre saranno quelle di un mercato fermo da mesi, di un sistema economico da far ripartire. La speranza che nutro e non credo di essere il solo, è quella di vedere dalle istituzioni europee un sostegno deciso ai governi nazionali, sopratutto quando la maggioranza relativa dei suoi abitanti e i suoi maggiori esperti in finanza, riterrebbe opportuno far ricorso a delle misure economiche straordinarie per affrontare la crisi. Sarà necessario d’altro canto che il nostro Governo sappia liberarsi del macigno burocratico che potrebbe rallentare il piano di aiuti ed offrire una maggior liquidità alle aziende per difendere l’occupazione. Sono sfide importati che affronteremo giorno per giorno.

L’altra speranza che nutro è che la classe politica affrontasse la ricostruzione con una motivazione nuova, che ripartisse riconoscendo la centralità di alcuni valori. Rispetto del merito nelle scelte che interessano una collettività, rispetto degli equilibri ambientali, equità sociale, diritti, maggior senso di responsabilità e competenza. Un sipario tenacemente abbassato verso il linguaggio dell’odio e della paura, verso una classe politica che racconti la verità alla gente a costo di rinunciare a dargli ragione. Perché in questi tempi le persone hanno bisogno di fatti non di insinuazioni cospiratorie ed insistiti allarmi.

Imprese e lavoratori saranno tenuti a sopportare il peso più grave nella ricostruzione, e del resto questa situazione comporterà dei costi immensi per i governi di ciascun Stato europeo, che sarà inevitabilmente soggetto ad uno scrutinio da parte dei propri elettori.

L’Europa come istituzione è chiamata ad affrontare una sfida inedita, per il momento la pausa riflessiva dei leader dal Consiglio Europeo di giovedì scorso, lascia intendere un profondissimo punto interrogativo sul ruolo dell’Europa in questa crisi. Gli esperti affermano che gli strumenti tradizionali a disposizione della Bce, Mes il Meccanismo Europeo di Stabilità in primis, non siano sufficienti in una situazione di simile portata emergenziale, e che sarà l’emissione di Eurobond la via più efficace per superare la crisi. La speranza è quella di ottenere un bilancio finalmente potenziato con i prestiti a carico del bilancio europeo e non dei singoli stati. Germania ed i paesi della linea rigorista Austria, Finlandia, Olanda pongono al momento un pesante veto a riguardo; su questo veto probabilmente si giocherà il destino di questa stessa istituzione.

L’Europa ha la grande responsabilità di esercitare un ruolo da protagonista per la risoluzione di questa crisi, dimostrandosi unita, non una vuota istituzione monetaria o un mero codice di regole affinché ogni Stato agisca per conto suo.

Su di un piano parallelo, come cittadini e lavoratori vinceremo questa guerra uniti, ricevendo in premio un’identità ed un rinnovato senso di appartenenza ad una comunità, e la speranza di maggior competenza nelle scelte del Governo per avvantaggiare il sistema Paese, piuttosto una fazione.

La guerra contro un nemico solo ci aiuterà a trovare a trovare tutto questo, forse per la prima volta ne usciremo uniti. Troveremo fiducia dalla nostra ricchezza storica, artistica e culturale, piuttosto che in un vuoto sentimento di bullesca superiorità italiana, il nostro patrimonio artistico, la biodiversità dei nostri territori, il nostro ingegno, potrà essere la base strutturale su cui progettare una ripartenza.

Luca Zannotti

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