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Accuse di corruzione, parla la difesa: “Non rispettato il principio di presunzione di non colpevolezza”

Davanti alla conferenza stampa organizzata negli uffici della questura gli avvocati Marco Talini e Vinicio Vannucci hanno replicato non tanto sul merito dell'indagine ma sui modi di comunicazione tenuti dalle forze dell'Ordine

Sabato 13 Marzo 2021 — 18:18

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Lo sdegno dei legali difensori: "abbiamo assistito ad una conferenza stampa in cui mancava semplicemente l'esecuzione di una sentenza di condanna"

Non sono rimasti a guardare gli avvocati difensori di Marco Nencioni e Alessio Cristiglio i due protagonisti dell’indagine per presunta corruzione conclusasi con gli arresti domiciliari nei loro confronti e con altri 8 indagati finiti nel registro dei pm livornesi.
Davanti alla conferenza stampa organizzata la mattina di venerdì 12 marzo negli uffici della questura di viale Boccaccio alla quale hanno preso parola il questore Roberto Massucci, la comandante della Municipale, Annalisa Maritan e il dirigente della squadra mobile Giuseppe Lodeserto, gli avvocati Marco Talini e Vinicio Vannucci (nella foto) hanno voluto replicare tenendo una contro-conferenza non tanto sul merito dell’indagine ma sui modi con cui è stata comunicata dalle forze dell’Ordine.
“Non vogliamo entrare in merito dell’indagine – spiegano i due avvocati dietro ad una scrivania all’interno dell’ufficio legale di Vinicio Vannucci in piazza Benamozegh dove hanno invitato i giornalisti la mattina di sabato 13 marzo  – ma per l’ennesima volta abbiamo assistito al circo mediatico messo in piedi in palese violazione della legge che consentirebbe, invece, di fornire informazioni sulle indagini della polizia giudiziaria in forme e modi che garantiscano la presunzione di non colpevolezza (Direttiva UE 2016/343 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016, ndr). In uno stato di diritto le forze di Polizia – continuano i due legali – dovrebbero garantire la legalità e non violare esse stesse la legge. Auspichiamo che la Procura non resti indifferente. La legalità deve essere garantita a tutti. Altrimenti le istituzioni perdono di credibilità e l’indifferenza rispetto ai valori costituzionali produce lo sfascio del sistema democratico del paese”.
“I giornalisti, nel caso specifico, non hanno avuto responsabilità – specifica l’avvocato Vinicio Vannucci – dal momento in cui vengono convocati per una conferenza stampa.  In allegato vi abbiamo fornito il testo di questa direttiva in cui in sostanza afferma un principio sancendo quello che si può fare, chi può farlo e come si può fare. Sotto questo punto di vista tendo a sottolineare il punto numero 18 di questa normativa riguardate la presunzione di non colpevolezza che recita: L’obbligo di non presentare gli indagati o imputati come colpevoli non dovrebbe impedire alle autorità pubbliche di divulgare informazioni sui procedimenti penali, qualora ciò sia strettamente necessario per motivi connessi all’indagine penale, come nel caso in cui venga diffuso materiale video e si inviti il pubblico a collaborare nell’individuazione del presunto autore del reato, o per l’interesse pubblico, come nel caso in cui, per motivi di sicurezza, agli abitanti di una zona interessata da un presunto reato ambientale siano fornite informazioni o la pubblica accusa o un’altra autorità competente fornisca informazioni oggettive sullo stato del procedimento penale al fine di prevenire turbative dell’ordine pubblico. Il ricorso a tali ragioni dovrebbe essere limitato a situazioni in cui ciò sia ragionevole e proporzionato, tenendo conto di tutti gli interessi. In ogni caso, le modalità e il contesto di divulgazione delle informazioni non dovrebbero dare l’impressione della colpevolezza dell’interessato prima che questa sia stata legalmente provata“.
“Chiediamo in sostanza – chiosa Vannucci facendosi portavoce anche del collega – che le forze di Polizia dedicassero il loro tempo alle indagini e lasciassero i comunicati stampa alla Procura, ma se proprio lo devi fare lo devi fare rispettando la legge. La Procura infatti potrebbe e dovrebbe, in quanto magistratura, conoscere meglio l’esistenza di questa legge, decidere meglio le forme ed evitare inutili protagonismi, senza considerare poi che se il questore esordisce in conferenza stampa con le parole “mele marce”, delle due l’una: o non ha capito o non conosce questa legge che noi oggi modestamente mettiamo a sua conoscenza. Ed è grave che succeda questo. Attenzione, violando questa legge non si commette reato, ma se si viola la legge e a violarla è un operatore giudiziario ci sono delle sanzioni disciplinari da prendere. E se il tutore della legalità è il primo a non conoscere questa legge o a violarla consapevolmente, per una finalità che è tutta da discutere, allora secondo noi, bisogna dire che queste cose non si possono fare in questo modo”.
“Se facciamo una conferenza stampa – prosegue l’avvocato Marco Talini – in cui si dice che è stato accertato X, e lo ha commesso Y, e questo proviene da una fonte qualificata quale un organo di Polizia il quale si deve pensare che sia sempre imparziale, è chiaro che si da per già accertata una responsabilità penale che invece è tutta da accertare. E’ vero che siamo di fronte ad un’ordinanza cautelare su cui c’è stato un vaglio giudiziario in cui il giudice ha ritenuto che esistessero degli indizi gravi ed esigenze cautelari, su questo non c’è discussione, ma da qui a dire che è stato accertato il reato e lo ha commesso lui… abbiamo assistito ad una conferenza stampa in cui mancava semplicemente l’esecuzione di una sentenza di condanna“.

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