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La storia di Clarissa: “Un donatore di midollo mi ha salvato la vita”

Dopo la storia di Gloria, Quilivorno.it racconta quella di un'altra giovane ragazza, Clarissa, che dopo un trapianto di midollo e più di 180 trasfusioni si occupa di diffondere la cultura del dono

Martedì 1 Maggio 2018 — 08:06

di Giulia Bellaveglia

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Era una tranquilla sera di dicembre 2011 quando Clarissa Salvadori, studentessa e appassionata di danza di Fucecchio, accusa un malore improvviso. Da quella notte in poi, a soli quattordici anni, dopo numerosi accertamenti le venne diagnosticata una leucemia mieloide acuta di tipo indifferenziato. Oggi, grazie a un trapianto di midollo e più di 180 trasfusioni, Clarissa, ormai ventenne, sta bene e si occupa di diffondere la cultura del dono tra i suoi coetanei tramite la sua testimonianza.
Come la ragazza da noi intervistata, Gloria Chiarini (clicca qui per leggere la sua storia), anche Clarissa ha partecipato alla festa organizzata per la raccolta fondi in favore dell’associazione Aircs (Associazione italiana per la ricerca sulla colangite sclerosante), un’associazione onlus internazionale con sede nella nostra città, raccontando ai partecipanti ciò che le è accaduto.
“La notizia della mia malattia è piombata sulla mia famiglia come un fulmine a ciel sereno. Quando ho fatto per la prima volta gli esami del sangue il mio midollo era già pieno all’80% di cellule tumorali. Per combattere la mia malattia ho iniziato la cura con quattro cicli di chemioterapia che però non si sono rivelati sufficienti, pertanto ho dovuto effettuare un trapianto di midollo.
Durante tutto questo percorso ho avuto bisogno di numerosissime donazioni di sangue, plasma e piastrine, oltre 180 in totale. Quella più importante è stata quella di midollo osseo: vista l’incompatibilità con le mie due sorelle, ad aprile 2012 è partita la ricerca nella banca dati internazionale e a maggio è stato trovato il mio angelo, un donatore tedesco di quarantadue anni che è risultato essere compatibile con me al 100%. La preoccupazione era comunque tanta perché il midollo doveva arrivare dalla Germania, perché avevamo paura che il donatore improvvisamente si tirasse indietro o che gli succedesse qualcosa, a maggior ragione perché la fase del trapianto viene preceduta da un periodo in cui le difese immunitarie vengono completamente azzerate. Fortunatamente il trapianto è andato a buon fine il 14 luglio e ogni volta che racconto la mia storia ribadisco sempre che la donazione di sangue ed emocomponenti è fondamentale, perché senza le mie oltre 180 trasfusioni non sarei mai arrivata al giorno del trapianto e ancor più fondamentale la donazione di midollo che mi ha salvato la vita. Vorrei che la cultura del dono si espandesse tra tutti, giovani e adulti che hanno ancora la possibilità di donare: con cinque minuti del proprio tempo si può salvare una vita, a me l’hanno salvata quelle 180 persone”.

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