Nasce un gruppo tecnico per la sicurezza degli edifici
Dopo la tragedia di via Bonomo istituzioni e professionisti insieme per mappare le criticità e ricostruire gli episodi degli ultimi anni. Il prefetto: "No allarmismi ma dobbiamo però fare in modo che da domani non esistano più zone d'ombra"
La tragedia di via Bonomo non può essere considerata un episodio isolato, ma impone alle istituzioni e all’intera comunità una riflessione più ampia sullo stato di conservazione del patrimonio edilizio cittadino e, soprattutto, sulla necessità di costruire un sistema stabile di prevenzione dei rischi per la pubblica incolumità. È questo, si legge in una nota stampa, il principio posto dal Prefetto di Livorno al centro della riunione convocata in Prefettura con Comune e Provincia di Livorno, Vigili del Fuoco, Genio Civile della Regione Toscana, Ordini e Collegi professionali, associazioni degli amministratori condominiali e rappresentanti della proprietà edilizia. La ricognizione degli episodi riportati dalla stampa negli ultimi anni evidenzia una successione di cedimenti e distacchi che hanno interessato balconi, cornicioni, facciate, coperture, intonaci e altre parti di edifici. Episodi che, in più occasioni, soltanto per circostanze fortunate non hanno determinato conseguenze ancora più gravi. Resta poi nella memoria della città la tragedia del 2021 in via Buontalenti, quando una donna perse la vita dopo essere stata colpita da materiale distaccatosi da un edificio. “La città negli anni ci ha mandato segnali seri e ripetuti e credo che oggi tutti dobbiamo interrogarci sulla nostra parte di responsabilità – ha dichiarato il Prefetto –. Le eventuali responsabilità penali per quanto accaduto in via Bonomo saranno accertate esclusivamente dalla Magistratura e su questo non può esservi alcuna sovrapposizione. Esiste però un’altra responsabilità, istituzionale, amministrativa, professionale e civica, che riguarda tutti noi: le istituzioni, i proprietari, gli amministratori di condominio, i professionisti e gli stessi cittadini. Quando una comunità riceve ripetutamente segnali di rischio, abbiamo il dovere di riconoscerli e di non ignorarli”.
Particolare attenzione è stata posta sul progressivo invecchiamento del patrimonio edilizio. L’età dell’edificio costituisce uno degli elementi di conoscenza da tenere in considerazione: basti pensare che, si legge in un comunicato stampa, circa il 70 per cento degli edifici presenti a Livorno risale a prima del 1960. Questo dato, naturalmente, non significa affatto che un edificio più datato sia necessariamente un edificio pericoloso, ma conferma l’esigenza di conoscere meglio il patrimonio edilizio, la sua storia, le caratteristiche costruttive, gli interventi effettuati e il suo stato manutentivo. Gli edifici non sono strutture immutabili: lesioni, infiltrazioni, deformazioni, distacchi, ferri scoperti e deterioramento di balconi, facciate e cornicioni possono rappresentare segnali che devono essere tempestivamente letti e valutati. Non si tratta di mettere in discussione il modo in cui si costruiva decenni fa, secondo le conoscenze e le tecniche allora disponibili, ma di acquisire piena consapevolezza che gli edifici invecchiano e necessitano nel tempo di controllo, manutenzione e, quando necessario, interventi. Da qui la necessità di costruire progressivamente una vera e propria “cartella clinica dell’edificio”, capace di conservarne la memoria: epoca e caratteristiche costruttive, interventi manutentivi effettuati, precedenti segnalazioni, eventuali distacchi, interventi dei Vigili del Fuoco, diffide e ordinanze. Il Prefetto ha quindi posto una questione precisa: verificare se gli episodi verificatisi dal 2021 ad oggi siano stati sufficientemente messi a sistema e se esista una memoria organizzata delle segnalazioni, degli interventi e dei successivi adempimenti. “Non si tratta di stabilire oggi ciò che avrebbe potuto essere fatto ieri – ha sottolineato Dionisi –. Dobbiamo però fare in modo che da domani non esistano più zone d’ombra. Un edificio sul quale si è già intervenuti non può tornare ad essere un edificio sconosciuto al sistema. Non possiamo limitarci ad intervenire quando il cornicione è già caduto o il pericolo è ormai manifesto. La tutela dell’incolumità delle persone deve venire prima di tutto”.
UN GRUPPO TECNICO PERMANENTE E UNA MAPPATURA DELLE PRIORITÀ
La riunione ha consentito di assumere precise iniziative operative. Il Prefetto ha deciso la costituzione di un Gruppo tecnico permanente per la prevenzione dei rischi connessi allo stato di conservazione del patrimonio edilizio, coordinato dalla Prefettura e composto da tutti i partecipanti al tavolo di oggi. Al Gruppo sarà affidato innanzitutto il compito di predisporre un modello per una mappatura progressiva delle situazioni meritevoli di maggiore attenzione, sulla base di criteri tecnici oggettivi. Non si tratterà di redigere un elenco di “palazzi pericolosi”, ma di costruire uno strumento conoscitivo attraverso il quale individuare diversi livelli di priorità, tenendo conto, tra l’altro, dell’epoca e della tipologia costruttiva, dello stato manutentivo conosciuto, della presenza di balconi e cornicioni prospicienti spazi pubblici, di precedenti segnalazioni o distacchi e dell’esposizione delle persone. Parallelamente sarà avviata una ricognizione degli episodi verificatisi dal 1° gennaio 2021 ad oggi, attraverso l’incrocio dei dati disponibili presso Comune, Vigili del Fuoco e gli altri soggetti interessati. L’obiettivo è ricostruire non soltanto gli interventi e le segnalazioni, ma anche le eventuali ordinanze e diffide e, soprattutto, verificare l’effettiva conclusione delle operazioni di messa in sicurezza. Accanto alla mappatura generale sarà inoltre definita una corsia immediata per le situazioni che presentino evidenti elementi di criticità, attraverso una procedura semplice e univoca per la raccolta delle segnalazioni provenienti da cittadini, amministratori, proprietari, professionisti e operatori presenti sul territorio. Il sistema dovrà stabilire con chiarezza chi riceve la segnalazione, chi effettua la prima valutazione, quando è necessario un approfondimento tecnico, quando sussistono condizioni di urgenza tali da richiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco e chi deve verificare l’effettiva esecuzione delle misure prescritte.
LA RICOGNIZIONE RIGUARDERÀ ANCHE GLI EDIFICI PUBBLICI
L’attività non riguarderà esclusivamente il patrimonio privato. Comune e Provincia saranno chiamati ad avviare o aggiornare una ricognizione dei rispettivi immobili, con particolare attenzione agli edifici scolastici, verificando gli accertamenti già effettuati, gli interventi realizzati e programmati e l’eventuale permanenza di criticità. “Non possiamo chiedere ai cittadini e ai condomìni di conoscere, controllare e manutenere il proprio patrimonio se le amministrazioni pubbliche non fanno altrettanto. Il settore pubblico deve essere il primo a dare l’esempio”, ha evidenziato il Prefetto.L’obiettivo indicato è rendere operativo il Gruppo tecnico in tempi rapidi e arrivare alla definizione di una scheda unica di ricognizione, dei criteri per l’individuazione delle priorità, della procedura per la gestione delle segnalazioni e di una prima ricostruzione degli episodi degli ultimi anni. “Non servono allarmismi – ha concluso Dionisi –. Servono conoscenza, prevenzione, manutenzione e responsabilità. Responsabilità delle istituzioni, dei proprietari, degli amministratori di condominio, dei professionisti e responsabilità civica di chi vede una situazione potenzialmente pericolosa e la segnala. Il degrado non nasce in un giorno: spesso è il risultato di segnali trascurati, manutenzioni rinviate e responsabilità non pienamente esercitate. Sulla pubblica incolumità non possiamo permetterci zone d’ombra. Quando è in gioco la vita delle persone, il nostro dovere è provare ad arrivare prima”.
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