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Via Cambini, chiude dopo 56 anni lo storico Passani

Venerdì 2 Dicembre 2022 — 07:20

La storica lavanderia di via Cambini, all'angolo con via delle Grazie, la aprì il padre di Enrico Passani nel 1966. Dal 1982 la mandava avanti in prima persona. "L'età avanza e le bollette alle stelle non aiutano. Ringrazio tutti i clienti che mi hanno accompagnato per tutti questi anni". Si spegne così un'altra luce del commercio cittadino

di Giacomo Niccolini

Era il 1966 quando in via Leonardo Cambini, all’angolo con via delle Grazie, alzò per la prima volta la saracinesca la Lavanderia Passani. Sono passati 56 anni e, con tanta amarezza, le luci della storica attività oggi di proprietà di Enrico Passani, si spegneranno definitivamente il 31 dicembre del 2022. “Qui aprì mio padre – racconta Enrico – e qui siamo rimasti fino ad oggi. L’attività l’ho presa in mano nel 1982 e quindi sono 40 anni che vado avanti in prima persona. Ma adesso purtroppo non ci sono più le condizioni per proseguire. Un po’ l’età che avanza, visto che inizio a vedere i 70, un po’ queste bollette impazzite e salatissime che mi hanno convinto sempre di più ad alzare bandiera bianca. Di Passani in città rimarrà la lavanderia di mio fratello in via Provinciale Pisana, ma io purtroppo, mi fermo qui. Ringrazio tutti i clienti che mi hanno accompagnato per tutti questi anni”.
Enrico Passani, storico tifoso juventino e amante dello sport a 360°, al suo bancone riceveva sempre decine di amici legati al mondo del calcio, del basket o del rugby. La sua attività per molti era una sorta di Bar Sport condito da quel sapore di fresco e pulito tipico della sua lavanderia. In mezzo a quegli scaffali innumerevoli cappellini della Juventus che ricordavano altrettante partite storiche. Dei veri e propri cimeli. Gli stessi cappellini che, non molto tempo fa, furono prima rubati da alcuni malviventi e poi ritrovati casualmente e restituiti da due giovani che lo stesso Passani ringraziò pubblicamente.
“Purtroppo passo la maggior parte della mia giornata in negozio – commenta dispiaciuto Passani – e tempo per me e per la famiglia ne rimane sempre meno considerando inoltre che il margine di guadagno è sempre più mangiato dai costi dell’elettricità e un’attività come la mia lavora prevalentemente con l’elettricità. Mi spiace davvero tanto ma ho preso questa decisione”.
Ad annunciare questa scelta, irrevocabile, un cartello giallo che lo stesso Enrico Passani ha esposto ai vetri della sua lavanderia nel pomeriggio del 1° dicembre, ad un mese esatto dalla chiusura della saracinesca.
Di Enrico mancherà al quartiere la sua estrema cortesia, la passione che aveva per questo lavoro totalizzante e la dedizione al cliente. Doti sempre più difficili da incontrare nei moderni negozianti. “Enrico ti lascio questo golf. L’ho macchiato con dell’olio. Andrà via?”. E la sua faccia, tra biasimo e rimprovero che diceva tutto. Ma alla fine, le macchie, andavano sempre via. “Eh – sospirava – non lo so mica sai. Ci proviamo”. Diceva con quel tono pacato di chi sa che sta raccontando una bugia, con quel mezzo sorriso di gatto fra le botti. E le sue “prove”, alla fine, erano sempre dei 10 e lode. Perché da Passani, potevi star pur sicuro, che tra uno sfottò per il 2 a 1 su rigore della Juve e qualche amarcord della “sua” Libertas, potevi giocarci l’anima: quello che portavi sporco tornava come nuovo. Si spegne così un’altra luce del commercio cittadino.
“C’è qualcosa di mio rimasto da te per caso?”. E adesso a chi lo chiederemo? Ciao Enrico, buona pensione.

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