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Vaccini, porti pronti a fare la loro parte

Lo ha dichiarato il numero uno dei porti di Livorno e Piombino intervenendo, a nome di Assoporti, a una audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati

Giovedì 3 Dicembre 2020 — 11:16

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La modalità di trasporto aereo avrà sicuramente un ruolo chiave nella distribuzione, invece i porti lo avranno in fase di stoccaggio e smistamento

Piano distribuzione vaccini. I porti sono pronti a fare la loro parte. Sarà però fondamentale integrare i nodi di interscambio e le catene logistiche che ad esse fanno capo. Lo ha dichiarato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Stefano Corsini (foto archivio), intervenendo – in rappresentanza di Assoporti – a una audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati. Corsini ha evidenziato che per assicurare la consegna di numerose dosi di vaccino ci si dovrà affidare alla filiera logistica nel suo complesso, anche in considerazione della rapidità della tempistica tra la produzione dei vaccini e l’inoculamento (circa 14 giorni). La modalità di trasporto aereo avrà sicuramente un ruolo chiave nella distribuzione, invece i porti lo avranno in fase di stoccaggio e smistamento. Il numero uno dei porti di Livorno e Piombino ha inoltre fatto presente che gli scali portuali hanno molta disponibilità nell’ambito della catena del freddo. Nel corso della ricognizione fatta da Assoporti è emersa una rilevante disponibilità di quasi tutti i porti italiani (Savona, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Livorno, Napoli, Gioia Tauro, Bari, Taranto, Palermo, Cagliari). “Tutti hanno la possibilità di stoccaggio in container o catene logistiche sviluppate, inoltre in tutti i porti italiani la catena del freddo è organizzata e quindi può sicuramente sostenere le necessità del caso”. Per il rappresentante di Assoporti è fondamentale che i piani di distribuzione dei vaccini si interfaccino con il sistema logistico di terra, di cui i porti  e gli aeroporti sono i nodi principali di interscambio. Particolare attenzione va posta alle questioni doganali. Il porto franco di Trieste è un esempio importante da questo punto di vista:  il materiale stoccato può rimanere senza procedure doganali per un tempo indefinito, e quindi può fare da centro di stoccaggio a lungo termine. Inoltre, lo scalo triestino ha una catena logistica organizzata per servire il territorio. Lo stesso vale per il porto di Livorno, dove tra l’altro è già pronto un importante progetto che fa capo all’interporto Vespucci e costituisce una piattaforma logistica ideale per la distribuzione del vaccino nelle aree di riferimento. Questo asset ha una capacità di carico refrigerata pari a 90 milioni di dosi di vaccino a -2/-8° e può essere pronta nell’ambito di un paio di mesi. Anche il porto di Ravenna ha significative disponibilità nell’ambito della catena del freddo.

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