Gli studenti delle Bartolena vincono il concorso I giovani ricordano la Shoah
Foto autorizzata alla pubblicazione dalla scuola
Il racconto della sopravvissuta Edi Bueno e il simbolo del “gelato negato” trasformano la Memoria in emozione e impegno civile
Il 12 maggio, all’Istituto superiore B. Cellini di Firenze, la Memoria ha smesso di essere una “fredda celebrazione istituzionale” per diventare emozione pura e impegno civile. Tra i protagonisti della giornata, gli studenti della classe IIF dell’IC Giovanni Bartolena di Livorno, premiati nell’ambito del concorso regionale “I giovani ricordano la Shoah“.
Il “Gelato Negato” e l’incontro con Edi Bueno
Il cuore della presentazione livornese è stato il racconto del legame profondo nato tra i ragazzi e Edi Bueno, cittadina livornese di 95 anni sopravvissuta all’orrore della deportazione. Attraverso un video fatto di disegni e parole, gli studenti hanno ripercorso la vita di Edi, soffermandosi su un dettaglio dal valore simbolico immenso: il “gelato negato”. Quel divieto imposto dalle leggi razziali del 1938, che impediva a una bambina di gustare un gelato nelle afose estati livornesi, è diventato per la classe il simbolo dell’esclusione e della fine della normalità. “La Storia,” hanno dichiarato gli studenti davanti alla platea fiorentina, “è diventata improvvisamente carne, ossa, emozione pura”. Il momento più toccante della presentazione è stato il ricordo del loro incontro al Bar Duomo, dove Edi li ha accolti chiamandoli “i suoi nipoti” e definendosi la loro “Nonna con la N maiuscola”.
Il dialogo con gli esperti
Durante la fase interattiva della giornata, moderata dalla dott.ssa Silvia Alessandra Sangiovanni, i ragazzi del Bartolena hanno rivolto una domanda cruciale al Professor Ugo Caffaz. Consapevoli che i testimoni diretti stanno scomparendo, hanno chiesto come rendere la Memoria una forza attiva capace di trasformare la società. Caffaz, richiamando gli insegnamenti di Primo Levi, ha lodato la loro capacità di trasformare la sofferenza in un messaggio di speranza.
Una didattica che lascia il segno
Il successo di questo percorso non è frutto del caso, ma di una sinergia profonda tra studenti e docenti, costantemente supportati dalla visione della Dirigente Scolastica, Maria S. Oriti. La Dirigente sostiene fermamente una didattica attiva che intende la scuola non come un luogo chiuso, ma come un laboratorio di cittadinanza capace di dare frutti ben oltre i banchi di scuola. L’esperienza della IIF dimostra che quando i giovani “calpestano le proprie strade” alla ricerca della storia locale, la Memoria diventa una “fiaccola accesa” da proteggere. Come sottolineato dalla prof.ssa Silvia Guetta in chiusura dell’evento, questo impegno trasforma gli studenti in nuovi testimoni, pronti a spezzare le catene dell’indifferenza. Il lavoro svolto dimostra che ogni generazione ha ancora molto da comprendere e testimoniare, trasformando il dolore del passato in una promessa di responsabilità per il presente.
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