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Il Football Americano parla livornese: Matteo in azzurro per la corsa agli Europei

E’ questa la storia di Matteo Lodovichi giocatore, classe 1988, dei Guelfi Firenze che ha da poco coronato il sogno di vestire la maglia della nazionale per le prossime partite di qualificazione agli Europei 2020

venerdì 27 Settembre 2019 08:38

di Filippo Ciapini

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Una passione inseguita fin da piccolo e trasformata in realtà. E’ questa la storia di Matteo Lodovichi, giocatore classe 1988 di Football Americano dei Guelfi Firenze che ha da poco coronato il sogno di vestire la maglia della Nazionale Azzurra per le prossime partite di qualificazione agli Europei 2020. Affascinato dai campioni americani della NFL, per la poca cultura che lo stivale ha per questo sport, ha sempre praticato sport “sferici”, calcio e lancio del martello. “Sono sempre rimasto affascinato da quei megablocchi che si scontravano tra di loro – ci ha raccontato in esclusiva telefonica – Fin da piccolo poi, il mio mito era Bud Spencer e quando vidi il film Bulldozer, mi convinsi definitivamente che quello doveva essere il mio sport”. Come già detto, però, la poca conoscenza del Football Americano in Italia lo portò a virare su altre attività fino a quando, scoprii che, gli Etruschi, team livornese, volevano rifondare la propria squadra per partecipare al campionato di terza divisione. “Fortunatamente la mia passione e la mia struttura fisica mi hanno fatto emergere fin da subito. Dopo il secondo anno di football il nostro preparatore mi disse che avevo le carte in regola per entrare in nazionale, provai solo per esperienza ed invece pur giocando in terza divisione mi presero per i raduni – ha continuato – e mi fecero fare tutti i raduni nazionali, ma mi fecero fuori, mi dissero di andare in prima divisione per crescere ma non me la sentivo di fare il doppio salto. Fu così che passò, prima a Pisa e poi a Firenze, nei Guelfi, dove, dopo due anni travagliati, l’arrivo di un coach americano stravolse i suoi piani: “La nostra proprietà è riuscita ad ingaggiare Art Driels, considerato un guru in America – spiega Matteo – Lui ebbe il merito di portare alla vittoria per due anni consecutivi una squadra NCAA (le squadre satellite del massimo campionato NFL, ndr) che non vinceva da un sacco di tempo. Come se Mourinho venisse ad allenare i Portuali”.
Il nuovo allenatore ha così innalzato la qualità della rosa portando i suoi pupilli e soprattutto ha ricreato l’ambiente dal punto di vista della mentalità, battendo tutti i record storici della società lanciandola poi in finale di Superbowl contro i fortissimi Seamen Milano. Nonostante l’amaro boccone della sconfitta, però, Matteo si è guadagnato prima uno dei centosette posti per i raduni della Nazionale e poi, dopo le varie scremature, è rientrato tra i convocati degli azzurri per le partite valide per la qualificazione agli Europei 2020 contro Austria e Svizzera in programma rispettivamente per il 6 ottobre a Vienna e, due settimane più tardi, a Milano. “Il mio obiettivo primario era quello di fare almeno una presenza con la maglia della Nazionale addosso, ho ottenuto il massimo – confessa Matteo Lodovichi – Quando ho letto la convocazione ero contrastato, da una parte è stato il coronamento di oltre sei anni di lavoro dall’altra mi sono sentito investito di una grossa responsabilità perché non rappresento solo un paese, ma tutti quelli che giocano nel mio ruolo e tutti coloro che lottano per il proprio sogno”.
Durante l’intervista telefonica, Matteo ha spiegato come in Italia sia difficile trovare sponsor o comunque avere le attrezzature fornite da Federazioni o società. Questo perché, riflettendo, come la maggior parte degli sport minori, si assiste ad una vera e propria lotta fratricida tra le varie Federazioni che, invece di unire le forze, combattono l’una con l’altra per emergere dal proprio orticello. “In Italia non abbiamo visibilità. Paghiamo tutto, sono un professionista che però lavora in fabbrica e poi si allena prima in palestra e poi a Firenze, in campo. Con la nazionale andiamo a Udine e la trasferta la pago di tasca mia, non ho rimborsi, il casco l’ho pagato con i miei soldi, la palestra idem. Il problema è alla base, non abbiamo giovanili per tutte le squadre, nelle terze divisioni ci sono un numero infinito di squadre e spesso della stessa città, Roma, ad esempio ne ha quattro”.
Questo comporta differenti regole anche direttamente sul campo. La serie A e B, ad esempio, gioca con undici giocatori mentre l’ultima, a nove. Ciò fa sì che nel momento in cui una squadra oppure un singolo individuo, nel famoso balzo di categoria, si troverà di fronte ad alcune difficoltà, per dirne una, un radicale cambio degli schemi giocati, praticamente un altro sport. Ma invece all’estero? Ovviamente ci sono alcune nazioni, Germania ed Austria fra tutte, dove il Football Americano è secondo solo al calcio: “Oltre ad avere un sacco di spettatori alle partite vestite con i colori della propria squadra, e quindi marketing, i team sono sponsorizzati da brand giganti, a Vienna la Dacia, Francoforte la Samsung. Non solo, vi sono canali televisivi ad hoc ed h24, per fare un esempio pratico, al Superbowl di media avevamo 3mila spettatori, in Germania hanno riempito uno stadio”. Matteo, comunque, pur restando concentrato per i due match, ha già fissato gli obiettivi per la prossima stagione. Senza dubbio, cercherà di rimanere nel giro della Nazionale maggiore mentre, con i suoi Guelfi tenterà di acciuffare quello scudetto solo sfiorato lo scorso anno e, perché no, facendo lo scherzetto proprio ai milanesi. Con l’augurio che sia solo la prima di una lunga serie di presenze azzurre, la redazione di Quilivorno.it gli fa un grande in bocca al lupo per questa sensazionale e storica, avventura. Bravo!

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