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Cole Turner: “Marco è ancora con me, il sogno della Libertas continua. Ma servono investitori”

Giovedì 1 Ottobre 2026 — 12:01

Il 33enne CEO della Benvenuti LLC è entrato nel CDA della Libertas dopo la scomparsa di Marco: “Abbiamo due, forse tre anni per costruire una società capace di camminare con le proprie gambe”. E sul parquet resta il grande obiettivo: “Il sogno è competere e sperare di conquistare la promozione”

di Giacomo Niccolini

C’è una storia che parte da Las Vegas, passa dal basket universitario americano, arriva a Houston e oggi approda a Livorno. È la storia di Cole Turner e Marco Benvenuti, un’amicizia nata quando erano poco più che ragazzi e diventata, negli ultimi mesi della vita di Marco, una presenza quotidiana, profonda, quasi inseparabile. Oggi Cole, 33 anni, CEO della Benvenuti LLC, è entrato nel Consiglio di amministrazione della Libertas Livorno 1947, raccogliendo idealmente un testimone che Marco aveva preparato anche per lui. E lo fa senza sentirsi solo. “Marco è ancora con me, lo sento accanto in ogni cosa, non riesco a vedermi solo”, dice. È questa forse la frase che più di tutte racconta il suo nuovo ruolo. Lo abbiamo incontrato davanti a un caffè all’Hotel Palazzo dove alloggia in questi giorni e dove ha sempre alloggiato quando veniva qui con Marco. Abbiamo fatto due parole insieme per conoscerlo meglio e per capire la rotta di questa Libertas.

Cole è cresciuto a Las Vegas e proprio all’Università del Nevada, la UNLV, ha studiato scienze politiche e business. Ma soprattutto è lì che è nata la sua passione per il basket e che ha conosciuto Marco. La squadra del cuore erano i Rebels (caso vuole si chiami proprio come il gruppo di tifosi organizzato dell’altra metà cestistica livornese, quella biancoblu della Pielle), protagonisti assoluti del basket universitario americano tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. “Una storia molto simile alla storia sportiva della Libertas”, spiega Cole. Si incontrarono sugli spalti, semplicemente da tifosi. Poi il rapporto diventò qualcosa di più. Quando Cole aveva appena tra i 18 e i 19 anni fondò un’organizzazione studentesca e Marco decise di sostenerla, aiutandolo nelle attività legate all’università. Da lì nacque un rapporto destinato a durare negli anni. Cole lavorò anche con Marco nella sua azienda, poi si trasferì a Nashville, dove per cinque anni lavorò nel settore del software per le aziende della ristorazione, prima di tornare a Las Vegas nel 2024. Ed è proprio nell’autunno di quell’anno che le loro strade si incrociarono nuovamente in maniera molto più intensa.

Marco era già malato e si trovava a Houston. Cole lavorava da remoto e poteva spostarsi. Così arrivò la richiesta: “Cole, ho bisogno di aiuto, mi scrisse. Vieni e resta qui con me. E così feci. Andai e restai con lui per un po’. E il per un po’ è stato fino alla fine”.
Cole partì e rimase accanto a lui durante gli interventi, le cure e nel periodo successivo. “Ho vissuto con Marco, ero lì praticamente ogni minuto di ogni giorno”, racconta.

Quel 20 agosto 2026 nella sua stanza. “Mi tenne a colloqui per due ore dandomi le ultime dritte per il dopo…” – Un rapporto diventato ancora più forte proprio nei mesi più difficili, fino a quel 20 agosto che oggi assume un significato enorme. Otto giorni prima della scomparsa di Marco, Cole e Marco si incontrarono e parlarono per circa due ore della Libertas. Non fu una semplice chiacchierata sulla squadra. Marco lo stava preparando, spiegandogli, insegnandogli, raccontandogli ciò che avrebbe dovuto sapere per quando sarebbe arrivato il momento. “Mi insegnava e mi spiegava le cose per prepararmi a quando sarebbe successo della sua scomparsa. Vedere questo e il suo amore per la Libertas mi ha aiutato a essere preparato per essere qui”.

È il passaggio che spiega meglio perché oggi Cole sia dentro il CDA della Libertas. Non si considera un sostituto di Marco e non vive questa nuova responsabilità come un uomo rimasto solo. “Non mi sento solo. Marco è ancora con me”. Ci sono però emozioni contrastanti: la felicità di poter continuare quello che Marco aveva iniziato e, contemporaneamente, la tristezza perché oggi a Livorno c’è lui e non il suo amico. “Nel complesso sono onorato, felice e pronto a essere qui e a continuare a esserci”. Un sentimento che si è manifestato anche domenica scorsa, quando davanti a circa 4.000 persone Cole è sceso sul parquet per ricevere la maglia ritirata in memoria di Marco. “È stata un’emozione contrastante. Ero felice di vedere il mio amico onorato in quel modo, quasi fino alle lacrime”. Quella maglia, però, non volerà negli Stati Uniti: resterà a Livorno, custodita dalla società in via Pera.

E adesso c’è il futuro. La Benvenuti LLC, secondo quanto racconta Cole, è stata organizzata da Marco per poter sostenere la Libertas per “due, forse tre anni”, sottolinea Cole Turner, “a seconda di quello che accadrà”. Ma non è questo il punto d’arrivo. Il progetto è utilizzare questo tempo per permettere alla società di diventare autonoma e capace di sostenersi. “Dobbiamo costruire la Libertas perché possa stare in piedi da sola”. E qualora ce ne fosse bisogno, la strada sarà quella della ricerca di nuovi investitori. Turner non nasconde di avere già una rete di contatti e di persone che potrebbero essere interessate. “Ci vorrà lavoro, ma penso che ci siano delle possibilità”. E c’è una frase che racconta anche il suo modo di vedere Livorno: “Se trovi qualcuno che ama il basket e lo porti a Livorno, penso che sarebbe facile convincerlo”. Perché qui, secondo Cole, ci sono una passione e un ambiente capaci di parlare da soli.

Per i prossimi due anni, però, il suo impegno è già delineato. Nel frattempo continuerà anche il suo percorso professionale negli Stati Uniti, dove ha appena avviato a Las Vegas una startup dedicata allo sport giovanile insieme a un socio. Ma il rapporto con Livorno sarà costante: Cole tornerà ogni due o tre mesi e resterà in città per un paio di settimane. Tornerà a dicembre e poi ancora due mesi dopo. Per un ritorno dal significato speciale. A febbraio sarà nuovamente a Livorno insieme a una quindicina di amici che voleranno dagli Usa a qui, in occasione del compleanno di Marco. Sarà il modo per stare insieme e per una commemorazione dedicata al presidente scomparso, un modo per ricordarlo proprio nella città e nell’ambiente che Marco aveva scelto di portare nel cuore.

Poi c’è il basket, quello giocato. Cole ha seguito la squadra e il giudizio è positivo: “Abbiamo una grande squadra”. Ha apprezzato soprattutto la qualità individuale e l’atteggiamento difensivo mostrato in campo. Parole importanti anche per Jayvon Graves, che definisce un giocatore fantastico ma anche una persona straordinaria: “Sono molto felice che sia qui”. E poi c’è Tozzi, uno dei suoi giocatori preferiti da due anni: “Mi piace molto guardarlo giocare. He’s amazing!”. Turner guarda anche alle difficoltà, a partire dall’infortunio di Tiby, invitando tutti a rimanere uniti e forti in attesa del suo rientro. Ma quello che conta, alla fine, è la direzione.

“Il sogno rimane lo stesso”, dice Cole. “Siamo qui per competere e, speriamo, vincere la promozione”. È il sogno che Marco aveva lasciato in eredità alla Libertas e che oggi, a migliaia di chilometri da quella Las Vegas dove tutto era cominciato, Cole vuole continuare a inseguire.

Una storia iniziata sulle tribune delle partite dei Rebels, quando due ragazzi erano semplicemente due amici e due tifosi di basket, e arrivata fino a Livorno. Oggi Cole non è soltanto uno degli uomini chiamati a garantire il futuro della società. È soprattutto l’amico a cui Marco aveva affidato parte del suo mondo, preparandolo con saggezza nel tempo a quello che sarebbe venuto dopo. La strada è tracciata. Il pugno è alzato al cielo. Nel nome di Marco, nel nome della Libertas. Perché non sia solo un sogno. Amaranto, in fondo, viene dal greco e significa proprio che non appassisce.  E non vi è definizione migliore.

Si ringrazia Lucia Bellini per il lavoro di interpretariato effettuato a fianco del giornalista per la realizzazione di questa intervista

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