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La “voce amaranto” torna al Picchi: “Ora più uniti che mai”

Gabriele Favilli tornerà dopo due anni di assenza nella sua cabina in tribuna. Un altro fondamentale tassello viene così aggiunto dalla società Us Livorno 1915 dopo Protti e Mazzoni

Giovedì 2 Settembre 2021 — 15:32

di Filippo Ciapini

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Il suo storico slogan “Fuori la voce popolo amaranto” lo sentiremo a partire dai primi di ottobre, quando inizierà ufficialmente il campionato. L'ultima volta che sentimmo la sua voce allo stadio era il 5 maggio 2019 contro il Carpi

Sarà una “seconda” prima volta emozionante quella dello speaker Gabriele Favilli che dopo due anni tornerà finalmente a “colorare” gli spalti con la sua voce. Voluto fortemente dalla nuova dirigenza dell’US Livorno 1915 anche Gabriele rappresenta una colonna portante del processo di ricostruzione dell’identità livornese fortemente voluto dalla società. Gabriele Favilli è infatti un’icona dell’Armando Picchi: per oltre vent’anni ha raccontato le gesta di Protti e Lucarelli, della serie A e della Coppa Uefa, non solo grazie alla passione e alla dedizione per il suo lavoro, ma soprattutto grazie allo sconfinato amore per l’amaranto. A testimonianza di quanto lo speaker sia stimato e conosciuto in tutta la città – come ci ha raccontato telefonicamente – sono stati i numerosissimi messaggi via social per poterlo rivedere e riascoltare dentro alla sua cabina non appena è nata la nuova società. Ed è così che sentiremo, a partire dall’inizio del campionato fissato per i primi di ottobre, quello storico “Fuori la voce popolo amaranto” e che, per una volta, ci sentiamo in dovere di aggiungere quattro parole: “Fuori la voce popolo amaranto. Ora più che mai”.

Ciao Gabriele, dopo il ritorno di Igor Protti e Luca Mazzoni, mancavi solo te…
“Mi ha chiamato Fabio Di Scalzi chiedendomi se avessi voluto tornare e io ho accettato volentieri”.

Sembra ieri che non sentivamo più la tua voce allo stadio…
“La mia ultima partita è stata il 5 maggio del 2019 Livorno Carpi 1-0, decisi di mollare perché in quel momento era giusto lasciarsi dopo 18 anni. Non c’era più quella grinta di prima. Quando mi hanno richiamato sono stato felicissimo di accettare, si riparte con una nuova società e nuovi stimoli”.

Te lo aspettavi?
“Per me il ruolo da speaker è stata una bellissima parte della mia vita che consideravo chiusa. L’affetto delle persone mi ha però fatto capire che la storia poteva non essere chiusa definitivamente. Come cantava Venditti: certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano“.

Cosa ti ha colpito di questa nuova società?
“Mi ha colpito l’entusiasmo di ogni componente. Quello del presidente Toccafondi ti contagia, se pensi che io non sono né un calciatore né un dirigente lui mi ha detto che chi aveva fatto la storia in serie A e in Coppa Uefa meritava di tornare. È una persona schietta e che lavora h24″.

Come i calciatori e le società, ti sei prefissato anche te un obiettivo?
“Metterci entusiasmo come la prima volta, quando cominciai nel 2002 avevo poco più di vent’anni. Adesso ne ho 43 e cambiano le prospettive. L’obiettivo è quello di tornare a vincere insieme, i campionati e le squadre passano, il Livorno resta”.

Come chiameresti a raccolta i tifosi per questo nuovo Livorno?
“Userei come sempre il mio cavallo di battaglia Fuori la voce popolo amaranto per caricare tutto l’ambiente perché quando vincono i ragazzi in campo vinciamo anche noi. Stiamo vicini alla squadra, diamo fiducia a tutti e se ci saranno difficoltà non abbattiamoci. Il tempo delle contestazioni è finito”.

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