LL, Benvenuti da Las Vegas traccia la rotta: “Serie A1 l’obiettivo, scudetto il sogno”
Dal video di 26 minuti pubblicato sui social emerge la visione del presidente: conti sistemati, crescita del movimento, fiducia nelle squadre e un futuro da costruire tra ambizione e sostenibilità
Un fiume in piena, tra emozione personale, visione imprenditoriale e ambizione sportiva. Marco Benvenuti, presidente e nuovo socio di maggioranza della Libertas Livorno 1947, ha affidato a un video di oltre 26 minuti – pubblicato sui canali social e YouTube della società – un lungo monologo per raccontare presente e futuro del club amaranto.
Dalla sua casa di Las Vegas, Benvenuti ha aperto il cuore ai tifosi, alternando riflessioni intime a obiettivi concreti: “Mi sento come un bimbo sulle giostre”, ha detto. “Essere il presidente della Libertas mi dà una felicità enorme, ma anche una responsabilità gigantesca. Sento tutto il peso della maglia”.
Un legame che affonda le radici lontano, nei ricordi di famiglia e negli anni d’oro: “È un amore che viene da quando ero piccolo, dalle partite viste con i miei genitori, dagli anni ’80. Ma anche dal dolore di quando la Libertas è sparita. Per questo sento il dovere di proteggerla e portarla più in alto possibile”.
Sul campo, Benvenuti rivendica il percorso fatto. Gli obiettivi fissati a inizio stagione – solidità societaria e squadra competitiva – sono stati centrati: “Dovevamo arrivare al play-in e lo abbiamo fatto. E soprattutto non abbiamo mai dovuto pensare alla salvezza. L’anno scorso era un’ossessione, quest’anno non mi è mai nemmeno passata per la testa”.
Adesso però arriva il momento decisivo: “La stagione comincia ora. È come nel sistema NCAA: entri nel torneo e può succedere di tutto. Magari, con un po’ di fortuna, possiamo anche arrivare ai playoff”. La fiducia nel gruppo è totale, anche alla luce degli ultimi innesti: “Abbiamo preso giocatori come Penna e Lombardi, crediamo nello staff e nella squadra. Ora, come si dice qui a Las Vegas, tiriamo i dadi e vediamo cosa succede”.
Capitolo femminile, altro motivo di orgoglio. La Libertas ha raggiunto la semifinale playoff dopo aver superato per la prima volta un turno: “È qualcosa di storico per il basket femminile livornese. E il pubblico visto al Palamacchia è stato commovente, ha ripagato tutti i sacrifici fatti”.
Una risposta anche a chi, in passato, aveva storto il naso sugli investimenti: “Io nel femminile ci credo tantissimo e continuerò a spingere. Sul maschile siamo già un punto di riferimento in Toscana, sul femminile lo stiamo diventando”.
Lo sguardo poi si allarga alla struttura del club, con un passaggio chiave sull’Academy, ora integrata nel mondo Libertas: “Vogliamo creare un percorso completo, dai giovani alle prime squadre. Oggi le università americane guardano sempre di più ai nostri ragazzi e questo sistema si consoliderà”.
E qui entra in gioco anche la sua posizione negli Stati Uniti: “Le connessioni con il mondo NCAA possono aiutarci. In futuro le società riusciranno anche a monetizzare questi percorsi”.
Accanto allo sviluppo tecnico, anche quello sociale: “Vogliamo diventare un punto di riferimento per gli sport inclusivi, dal baskin al basket in carrozzina. La fondazione sarà fondamentale per allargare il movimento”.
Non manca un passaggio sulla situazione economica, affrontata senza giri di parole. Questa è stata una stagione di transizione: “Abbiamo sistemato debiti pregressi e inserito competenze. Dalla prossima partiremo puliti”.
L’obiettivo è chiaro: “La Libertas deve diventare una società sostenibile, non un pozzo senza fondo. Servono sponsor, locali e nazionali, per costruire un budget stabile”. Da qui si passa agli obiettivi sportivi veri e propri, dichiarati apertamente: “Maschile e femminile devono arrivare nella massima serie. Nel maschile ci siamo dati tre anni, nel femminile due o tre”. Poi il salto nei sogni, quelli che vanno oltre i piani: “Il sogno è vincere lo scudetto. Magari prima con il femminile. Dobbiamo capire però la differenza tra obiettivo e sogno. E soprattutto restare uniti. Qui non siamo robot, ma persone: possiamo sbagliare, ma la visione c’è. L’obiettivo è qualcosa di concreto e raggiungibile, costruito su un piano preciso. Il sogno invece guarda più lontano, non ha ancora una strada definita ma serve a spingere oltre i limiti. Il mio sogno è vincere lo scudetto, magari prima con il femminile, e portare a Livorno una giocatrice come Cecilia Zandalasini. Oggi non abbiamo ancora i mezzi per farlo, ma è lì che vogliamo arrivare. Intanto, se restiamo dentro gli obiettivi, anche le difficoltà fanno parte del percorso: serve stare uniti e continuare a sostenere la squadra, perché lavoriamo con persone, non con robot, e gli errori fanno parte del gioco”.
Un passaggio che introduce anche una riflessione più ampia: “L’obiettivo è qualcosa di concreto, il sogno è qualcosa che ti spinge oltre. Magari non sai ancora come arrivarci, ma costruisci la strada giorno dopo giorno”. Infine, il rapporto con la piazza. Benvenuti non si sottrae: “Durante il periodo di sconfitte ho ricevuto tanti messaggi, li leggo tutti. Però ho visto anche un po’ di disfattismo”.
E l’invito è chiaro: ”. Il finale è tutto sentimento: “Mi alzo la mattina e penso alla Libertas, lavoro per la Libertas, vado a letto e sogno la Libertas. È tutto per me”. Con uno sguardo che va oltre il presente: “In un anno abbiamo fatto passi enormi, sia con il maschile che con il femminile. Il futuro è roseo. Possiamo riportare la Libertas dove merita, al top del basket italiano”. E l’ultima chiamata al popolo amaranto: “Riempite i palazzetti, fate sentire il vostro calore. Il Palamacchia per le bimbe e il PalaModigliani per i ragazzi devono essere una bolgia. Insieme possiamo fare qualcosa di grande”.
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