Pielle-Fabriano, le pagelle. Leonzio sussurra ai canestri, Gallo fa lo sceriffo e Gabrovsek infiamma
Leonzio trascina la Pielle con 20 punti in appena 19 minuti, Gallo è ovunque, Gabrovsek fa tremare il PalaMacchia e Donzelli mette il lucchetto in difesa: dopo la “dannatio memoriae” di Pistoia, la squadra di Turchetto risponde con 40 minuti di intensità e un eloquente 86-56 su Fabriano
Diciamolo subito: il 86-56 contro Fabriano non è soltanto una vittoria, è una dichiarazione d’intenti. Dopo una prima giornata che aveva lasciato parecchie domande sul parquet di Pistoia, dove la Pielle era caduta inaspettatamente contro il Dany Quarrata, al PalaMacchia tutti aspettavano una reazione. I tifosi, naturalmente, ma anche la squadra stessa. E la risposta è arrivata forte, chiara e senza bisogno di sottotitoli. No caption nedeed, direbbero oltreoceano.
La Pielle ha messo in scena una partita che sembra quasi avere tre atti, come una commedia ben scritta: nel primo prende Fabriano per mano e la porta dove vuole lei, nel secondo attraversa quel fisiologico momento in cui la trama sembra poter complicarsi, nel terzo strappa il copione e lo riscrive a modo suo. 29-10 dopo dieci minuti, poi il tentativo di rientro degli ospiti, quindi il nuovo strappo fino al +20 e infine la grandinata dell’ultimo quarto.
E qui c’è forse la cosa più importante della serata: la Pielle non si è limitata a vincere, ha reagito. Ha reagito con la difesa forte e asfissiante di tutti, con le accelerazioni di Leonzio, con i muscoli di Gabrovsek, con le triple di Tortù e Sacchetti, con Traini che ha iniziato a distribuire palloni come fossero caramelle e con una panchina capace di tenere alto il ritmo. Una squadra che, dopo il piccolo inciampo iniziale, aveva evidentemente voglia di rimettere in ordine la propria tela.
E ora, vai col pagellone biancoblù. Ci proviamo a darvelo il più spesso possibile. Non garantiamo. Ma ci proviamo. Intanto gustiamocelo questo primo pagellone d’inizio anno…
LEONZIO 8,5 – IL MONTAGGIO DI KUBRICK
Entra in scena e sembra che qualcuno abbia premuto il tasto “play” sulla modalità Arancia Meccanica. Prima la media, poi i liberi, quindi la tripla, ancora la tripla e infine il gioco da tre punti. 20 punti in 19 minuti, 5 falli subiti, 6/6 dalla lunetta e un irreale +28 di plus/minus. È dappertutto come il Leonzio versione Gremlins: più passa il tempo, più si moltiplica. Nel terzo quarto diventa persino assist-man e ruba la palla che Graziani trasforma in canestro. Stanley Kubrick avrebbe probabilmente girato un primo piano di Ennio per tutta la durata del film. E QUANDO PARTE LA COLONNA SONORA NON SI FERMA PIÙ.
ENNI-O CLOCKWORK
GALLO 7,5 – IL PISTOLERO DELLA FRONTIERA
Il primo pallone lo perde, il secondo lo ruba. Poi ne ruba un altro. Poi entra, segna, prende il fallo e completa il gioco da tre. Due recuperi, 7 rimbalzi e 4 assist, ma soprattutto quella sensazione da vecchio western in cui sai che prima o poi qualcuno tirerà fuori la pistola. Nel quarto periodo, quando il Fabriano è già agonizzante, Gallo estrae pure la tripla del +31. Mancano solo il saloon, il pianoforte e Sergio Leone dietro la macchina da presa. Ha tenuto la mano sulla fondina per 40 minuti. C’ERA UNA VOLTA GALLO
DONZELLI 7 – L’UOMO VITRUVIANO, EDIZIONE RIDOTTA
Leonardo lo avrebbe probabilmente disegnato con quattro braccia: una per prendere il rimbalzo, una per contestare il tiro, una per stoppare Kuusmaa e l’altra per piazzare la tripla dall’angolo. Non ne aveva quattro, ma quelle che aveva le ha usate bene. 7 punti, 3 rimbalzi, 2 recuperi, una stoppata che nel quarto periodo chiude definitivamente la porta e un +23 di plus/minus che racconta la sua solidità. Non è una tela di Caravaggio, è più una statua del Canova con il sudore. IL DAVID DEL PITTURATO
TORTÙ 7 – IL SANTINO DI SAN BOMBA
Due triple, entrambe nei momenti in cui servivano. La prima è quella che apre la serata biancoblù, la seconda arriva nel terzo quarto dopo l’assist di Tassinari. 2/2 dall’arco, praticamente una liturgia perfetta. Poi qualche errore di troppo da due e qualche sportellata qua e là, perché mica siamo alla Scala: qui siamo al PalaMacchia e bisogna anche sporcarsi le mani. Però il ragazzo ha acceso due ceri da tre punti e Fabriano ha iniziato a vedere la Madonna. AVE TORTÙ, TRIPLA PER NOI…
GABROVSEK 7,5 – IL GLADIATORE DI RIDLEY SCOTT
Dodici punti, 5/8 da due, 4 rimbalzi e soprattutto quella schiacciata del secondo quarto che manda il PalaMacchia direttamente al Colosseo. Traini gli consegna il pallone, lui prende la rincorsa e bum: Russell Crowe può accomodarsi. Non tutto è perfetto, perché lo 0/3 da tre e qualche pallone perso sporcano il quadro. Ma quando c’è da andare al corpo a corpo, Gabrovsek è il quadro di un artista fiammingo: scuro, fisico, pieno di materia. Alla fine infiamma la curva, ma sto giro niente tunnel. Il pres non vuole. E noi ce lo prendiamo anche senza l’ascesa al tunnel ma con quella grinta che solo lui… AL MIO SEGNALE, SCATENATE LA CURVA
GRAZIANI 6,5 – IL GEOMETRA DI ESCHER
Sembra andare in giro per il parquet come dentro un quadro di Escher: sali, scendi, cambi direzione e alla fine non sai più dove sei. 3/4 al tiro, 5 rimbalzi e 2 recuperi, senza mai pretendere di essere il protagonista della tela. Poi nel quarto periodo arriva il canestro dopo la rubata di Leonzio, giusto per mettere la cornice al quadro. Non fa il Michelangelo che si prende la Cappella Sistina: lui arriva con la squadra già dipinta e mette le rifiniture. Faccia tosta livornese per una squadra di carattere, proprio come lui. FACCIA DA PIELLE
TRAINI 7 – IL DJ DEL PALA
MACCHIA
Parte con la musica a palla: entra e spara subito la tripla del 20-5. Poi cambia disco e serve Gabrovsek per la schiacciata che fa saltare il PalaMacchia. Nel terzo quarto passa alla modalità Battisti e confeziona l’assist per Tortù: “quel gran genio del mio amico” potrebbe tranquillamente essere lui. 7 punti, 6 rimbalzi e 2 assist, con qualche stecca qua e là. Ma il mixer funziona. E quando schitarra è meglio di un assolo blues di Alex Britti. PERCHE’ OGGI SONO IO
VENUCCI 7 – IL MAGGIORDOMO DI ALFRED
Il capitano apre la stagione casalinga con i primi due punti, poi mette ordine dietro le quinte, come sa far lui, sottovoce ma non troppo: 4 assist, 2 recuperi, una stoppata sulla sirena del secondo quarto e tanta roba che non finisce nel tabellino. È quello che in un film non si vede quasi mai, ma se sparisce lui improvvisamente la trama non funziona più. Alfred non ha bisogno di sparare a nessuno: gli basta sapere dove sono tutti gli altri. THE BUTLER
TASSINARI 6,5 – IL DIESEL DI BLADE RUNNER
All’inizio lo cerchi e pensi: “Ma dov’è finito?”. Poi, piano piano, parte il motore. Tripla dalla punta nel terzo quarto, assist per Tortù e 4 rimbalzi: non sarà stato il Blade Runner di Harrison Ford, ma almeno ha trovato la replicante giusta, quella che aveva davanti il canestro. Partita fatta di carburazione lenta e accelerazione progressiva. HO VISTO COSE AL PALAMACCHIA CHE VOI UMANI NON POTRESTE NEANCHE IMMAGINARE…
TURCHETTO 8 – “DANNATIO MEMORIAE, MA ALLA ROVESCIA”
La partita di Pistoia contro Quarrata? “Dannatio memoriae, damnatio memoriae”, come l’ha definita lui nel dopogara. Da cancellare dalle tavole della storia, come se Roma avesse deciso di scalfire il nome dell’imperatore dal marmo. E allora eccola, la risposta: 40 minuti di squadra, intensità, difesa, corsa e un PalaMacchia che ritrova immediatamente la propria Pielle. Dopo il 29-10 del primo quarto, Fabriano prova a rimettere mano al copione, ma Turchetto tiene la squadra dentro la partita e nella ripresa arriva il crescendo: +20 al 30′, +30 nel finale e 86-56 sulla pietra tombale. Se Quarrata doveva essere consegnata alla memoria come una pagina da strappare, Fabriano è diventata invece quella da incorniciare. LA DANNATIO MEMORIAE È SERVITA. MA QUESTA VOLTA PER GLI AVVERSARI
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