Pielle-Piombino, le pagelle: Leonzio è Terminator, Gabrovsek dipinge il capolavoro
Al PalaMacchia finisce 93-66: dopo un primo quarto da western, la Pielle cambia copione e travolge Piombino con un secondo periodo da 32-11. Leonzio fa saltare il banco, Gabrovsek mette la firma sul quadro, Tassinari accende la miccia. E la serata regala anche il ritorno a pieno regime di Ebeling dopo l'infortunio
Ci sono derby che si vincono con il cuore, altri con la testa e qualcuno, come quello del PalaMacchia, anche con un secondo quarto da consegnare agli archivi. La Pielle supera Piombino 93-66, ma il punteggio finale racconta soltanto una parte della storia. Per dieci minuti la Solbat risponde colpo su colpo, resta attaccata ai biancoblù e chiude sul 26-26. Poi, però, cambia tutto: la squadra di Andrea Turchetto alza il volume in difesa, trova il bersaglio dall’arco e scava un solco di quelli che si vedono nelle grandi fughe del cinema. Il parziale di 32-11 nel secondo periodo è la scena madre, quella in cui il protagonista si toglie gli occhiali da sole e il pubblico capisce che il finale è già scritto. Ennio Leonzio firma una prestazione da copertina, David Gabrovsek mette ordine e sostanza, mentre gli altri costruiscono, mattoncino dopo mattoncino, una vittoria corale. E in una serata così c’è spazio anche per una notizia che vale più di un canestro: Michele Ebeling, dopo l’infortunio, torna a pieno regime. Le pagelle, allora, non sono soltanto numeri: sono personaggi, colonne sonore e piccoli racconti di una domenica biancoblù.
Leonzio 9 – Terminator. Ventotto punti, 13/13 ai liberi e 34 di valutazione. A un certo punto viene il sospetto che Leonzio sia arrivato da un futuro in cui il basket è stato risolto da un algoritmo: ogni volta che la palla gli passa tra le mani, il finale è già scritto. Ennio entra in area come il T-1000 in una stanza piena di cattive intenzioni: non discute, non tratta, non arretra. E quando gli avversari provano a fermarlo con il fallo, lui ringrazia, prende la palla e dalla lunetta compila un altro modulo di demolizione. Tredici liberi, tredici bersagli: altro che intelligenza artificiale, questa è intelligenza cestistica naturale. A un certo punto viene il sospetto che il ferro abbia ricevuto un messaggio: hasta la vista, baby. INESORABILE.
Gabrosvek 8 – Capolavoro biancoblu. Diciassette punti, cinque rimbalzi e 18 di valutazione. Se il PalaMacchia fosse un museo, David avrebbe bisogno di una sala tutta sua e di un custode che impedisca ai visitatori di avvicinarsi troppo al quadro. Dipinge nel pitturato, dà colore alle azioni e riesce a rendere semplice anche ciò che semplice non è. Non cerca la pennellata da copertina a ogni possesso: costruisce, aggiunge dettagli, completa l’opera. E nel finale, quando Piombino vorrebbe ancora sporcare la tela, si mette a proteggere il capolavoro. Il risultato? Una vittoria da appendere alla parete, con tanto di targhetta: “Non toccare, opera biancoblù”. PITTORICO.
Gallo 7,5- Il commissario Montalbano. Sette punti, quattro assist e quattro palle recuperate, ma il vero giallo della serata è capire come faccia Antonio a essere sempre dove gli avversari vorrebbero che non fosse. Intercetta, disturba, legge le intenzioni e trasforma il recupero in una ripartenza. Poi, quando la partita gli presenta il caso giusto, tira fuori anche il gioco da tre punti. Montalbano avrebbe il suo bel daffare a stargli dietro: Gallo raccoglie indizi in difesa e consegna la soluzione in attacco, senza bisogno di interrogatori o colpi di scena. A Piombino resta il mistero; alla Pielle, il risultato. INVESTIGATIVO.
Tassinari 7,5 – Prince, il Purple Rain (di triple) si tinge di biancoblù. Tre triple tentate, tre triple segnate. Non è una percentuale: è una dichiarazione d’amore al canestro. Tassinari prende la mira e il pallone parte come una nota perfetta nel mezzo di un assolo di Prince. La difesa gialloblù prova a chiudere gli spazi, ma lui trova sempre la finestra giusta, quella da cui entra la luce e, soprattutto, esce la palla con una parabola impeccabile. Nel secondo quarto, quando la Pielle mette il turbo, Andrea è uno dei musicisti che trasformano il palazzetto in un concerto. E il pubblico non deve nemmeno chiedere il bis: la scaletta è già quella giusta. ARMONICO.
Venucci 7,5 – Il Principe Machiavellico. Sette punti e quattro assist. Mattia conosce il mestiere e, soprattutto, conosce il sapore dei trofei alzati sopra la testa. Per questo non ha bisogno di trasformare ogni possesso in una battaglia personale: sa quando accelerare, quando affidarsi ai compagni e quando mettere ordine nel traffico. Machiavelli avrebbe apprezzato: il potere non è fare tutto da soli, ma saper tenere insieme il principato. Venucci dirige senza agitarsi, mette la squadra nelle condizioni migliori e nel finale trova anche il colpo dall’arco. Il capitano non deve ricordare a tutti chi comanda: basta guardare come si muove la squadra. SOVRANO.
Tortù 7 – Michelangelesco, si scolpisce nel traffico. Undici punti e sei rimbalzi. Lorenzo lavora nel posto in cui le belle maniere finiscono e comincia il mestiere del lungo: gomiti, contatti, lotta per la posizione e palloni da conquistare centimetro dopo centimetro. Michelangelo diceva di liberare la figura già contenuta nel marmo; Tortù sembra fare lo stesso con il pitturato, togliendo agli avversari spazio, ossigeno e serenità. Poi, quando serve una martellata per aprire la partita, arriva anche la tripla del secondo quarto. Non sarà una scultura da salotto: è un’opera robusta, fatta per resistere agli urti. MONUMENTALE.
Traini 7 – Il professor Keating dell’arco. Sei punti in 17 minuti, con due triple a bersaglio. In L’attimo fuggente il professor Keating invita i suoi studenti a guardare il mondo da un’altra prospettiva. Traini fa qualcosa di simile con la difesa avversaria: aspetta che si apra una finestra e colpisce da una posizione che costringe tutti a rivedere i propri piani. Non ha bisogno di monopolizzare la lezione, ma quando arriva il suo momento sa come farsi ascoltare. Due triple, entrambe puntuali, dentro una partita che la Pielle comincia a comandare proprio grazie alla varietà delle sue soluzioni. ISPIRATO.
Donzelli 7- Senatorio. Sei punti, sette rimbalzi e due assist. Mentre gli altri si contendono il microfono, Donzelli controlla che il palazzo non crolli. Difende, lotta sotto canestro e nel secondo quarto si fa trovare al posto giusto per correggere l’errore di Graziani. Non è il tribuno che conquista la folla con un’orazione, ma il senatore che resta in aula quando la discussione si fa complicata. E nel basket, come nella storia di Roma, le vittorie non si costruiscono soltanto con gli eroi celebrati sulle monete: servono anche quelli che tengono insieme la Repubblica. ISTITUZIONALE
Graziani 6,5 – Il Piccolo Principe. Due punti e tre rimbalzi. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, scriveva Saint-Exupéry, e la frase calza bene a una partita in cui non tutto si misura contando i canestri. Graziani resta dentro la rotazione, si fa trovare pronto e dà una mano a una squadra che nel secondo quarto cambia marcia anche grazie alla partecipazione di tutti. Non gli tocca il ruolo del protagonista che risolve il finale, ma quello di chi custodisce il proprio pezzo di storia. E quando il gruppo funziona, anche i dettagli fanno la differenza tra una bella prestazione e una vittoria larga. PREZIOSO.
Ebeling 6 – Il Ritorno del Re. Otto minuti, zero punti e due rimbalzi. Ma sarebbe sbagliato leggere la sua serata soltanto attraverso il tabellino. Michele torna a pieno regime dopo l’infortunio e questo, per lui e per la squadra, è il dato più importante. Come nel viaggio di Aragorn verso il trono, il ritorno non cancella la strada percorsa: la rende parte della storia. Oggi non serviva una prestazione da copertina, ma riprendere confidenza con il campo e rientrare nel ritmo del gruppo. I canestri potranno arrivare; intanto, bentornato. RITROVATO.
Turchetto 8 – Ciack si gira! Il primo quarto è un dialogo serrato: 26-26, nessuno cede, ogni colpo trova una risposta. Poi Turchetto cambia il montaggio e la partita prende un’altra direzione. La Pielle stringe in difesa, corre, muove il pallone e nel secondo periodo piazza il 32-11 che manda in frantumi l’equilibrio. Come in Pulp Fiction, quando i pezzi della storia si incastrano e il ritmo prende il sopravvento, tutto acquista un senso nuovo: le triple arrivano, i recuperi diventano contropiedi e il PalaMacchia capisce che sta assistendo alla scena decisiva. Il finale è meno complicato di un dialogo di Tarantino: 93-66, sipario e applausi. AUTORIALE.
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