Pielle-Vigevano le pagelle di gara 3. Klyuchnyk e Mennella i “sommozzatori” che salvano il soldato Pielle
Ci sono partite normali, ci sono partite difficili e ci sono partite infuocate. E poi c'è gara 3 di semifinale playoff che di coronarie ne ha fatte fuori parecchie martedì sera al PalaMacchia. Tra i protagonisti "Dimitrone" che tiene a galla la Pielle quando la barca imbarcava acqua, un super Mennella che conferma il momento di grazia e un Leonzio che si risveglia e ne mette 21. Ah... e, chiaramente, un pubblico incredibile in modalità Belgrado
Ci sono partite normali, ci sono partite difficili e ci sono partite infuocate. E poi c’è gara 3 di semifinale playoff che di coronarie ne ha fatte fuori parecchie martedì sera al PalaMacchia (clicca qui per il tabellino finale). Una partita dai mille volti e dalle mille tonalità. Dal de profundis del 16 a 31 con tanto di organo in stile Castello di Dracula che suona con i lampi e i tuoni in sottofondo, alle note di “Momenti di Gloria” con Dimitore in pieno stile Capo Randall in The Guardian a tenere a galla una Pielle che imbarcava acqua, al ritmo del basso che spacca in pieno stile Cocoricò impresso da Venucci e Mennella nello sprint finale fino alla colonna sonora di Profondo Rosso quando Vigevano mette il parziale sanguinoso a 1 minuto e mezzo dal termine e torna a +3. E infine la Primavera di Vivaldi, con tanto di orchestra di archi, quando ad alzare le braccia sono i 4mila del PalaMacchia con il tabellone rosso che si illumina e il punteggio che si inchioda sul 74 a 72 che è toda joya toda beleza.
Ed ora, per il post season, ecco il pagellone di QuiLivorno.it
Klyuchnyk 7,5 – Ha il compito di immergersi nella palude con tanto di bombole e maschera per recuperare il relitto della Pielle che stava andando a fondo nel secondo quarto. Mette a segno otto punti di fila e segna anche dalla lunga. 11 punti nel secondo quarto che sono il tesoro del Tempio Maledetto per una Pielle Indiana Jones alla ricerca del Sacro Graal. Dimitrone è acqua nel deserto, è ghiacciolo nel Sahara, è un ombrello dei Lido al Polo Nord e cinque e cinque in piazza Duomo a Milano. Quanto più inaspettato ma godurioso possa essere. Se la Pielle la porta a casa è anche e soprattutto merito suo. DATE UNA MEDAGLIA A QUELL’UOMO
Mennella 7,5 – E’ ancora lui il volto operaio di chi non muore mai. Con quell’espressione un po’ così da turnista siderurgico Mennella picchia come un fabbro nano delle fucine di Moira alle porte di Gondor. Ha il merito di prendersi lo “sfonda” decisivo di Boglio a 30 secondi dal termine placcandolo come un virbione ad elica. Con astuzia e perizia. Con esperienza navigata. Suona la sinfonia con due bombe che sono il bon bon DaiDai a fine cena, da scartare e fare l’amore con il piacere con tanto di mmmm e baffo leccato. Come l’uomo che non deve chiedere mai entra in penetrazione e regala un sottomano da cineteca per il fondamentale +7 suonando il corno della riscossa mentre brucia Fort Apache. La contraerea ducale lo prova ad abbattere con le catapulte: 5 falli subiti. Ma lui, questa sera, si illumina come un Supersayan e come tutto il PalaMacchia. LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO
Leonzio 7 – Prima parte da 5, ultima parte da 9. Media aritmetica che parla chiaro. Il sette in pagella è per il GianoBifronte della Pielle. E’ lui ad incarnare nella prima parte del match il momento no della sua squadra: palle perse, conclusioni fuori fuoco, tiri aperti che fanno sdeng. Poi lo switch, un po’ come a X-Factor. Su quello sgabello sale lui e non ci scende. Anzi, ci fa salre tutto il suo popolo. Il terzo quarto è lui la motrice che porta via dal pantano il truck biancoblu rimasto nel fango. Ventuno punti totali e un manifesto alzato al cielo bello chiaro: Not in my name, not in my house. La Pielle non muore. Non stasera. Non con questa faccia qua di Leonzio. DIE HARD
Gabrovsek 5 – Alterna lampi e blackout come una radio anni ’80 in galleria. Qualche buon canestro, qualche difesa intelligente, ma anche errori e palloni persi che fanno venire il mal di stomaco al PalaMacchia. Serata da equilibrista senza rete. Il buon guerriero dell’Est stasera non si arrampica sul tunnel. Condizionato dall’infortunio che lo tiene sotto scacco da giorni non riesce a farci vedere la faccia da guerra che solo lui sa mostrare. Che fine ha fatto, cantava una sigla anni ’90, Carmen Sandiego? SOTTO TONO
Donzelli 6,5 – La stoppata su Kancleris a 7 secondi dalla fine vale il game-set and match della partita. La sua manona vola alto e dice no a un canestro che poteva essere, anzi lo sarebbe stato al 99&%, mortifero. Sullo sviluppo arriva il fallo in attacco di Zacchigna che porta Venucci in lunetta per il definitivo 74 a 72. Ma che stoppata ragazzi. Una stoppata con cui sacrifica purtroppo anche la caviglia e la offre al dio Thor con la speranza che questo sacrificio sia sufficiente per i suoi biancoblu. La scena del Donze portato fuori a braccia è commovente, da film drammatico, un po’ come quando i soldati cantano la marcia di Topolino sui titoli di coda di Full Metal Jacket. SOLDATO DONZE
Savoldelli 5 – Sto giro incide poco. Serve sicuramente a far rifiatare il capitano. Preziosi minuti di ossigeno nelle rotazioni. Prova a tenere alti i giri ma il suo score è impietoso: no assist, no punti, 2 palle perse e un fallo fatto. Troppo poco per poter vedere il 6 in pagella in una serata che richiede sangue e lacrime per rimanere ancorati al binario salvezza. Lui vede passare il treno e il massimo che può fare è provare a dare qualche schiaffone a chi è affacciato al finestrino del vagone in partenza. AMICI MIEI
Alibegovic 5,5 –Pochi minuti dentro una bolgia che sembrava il Colosseo ai tempi dei gladiatori. Entra con la faccia di chi prova a trovare il ritmo in un concerto metal già al ritornello finale. Due liberi, qualche esitazione, poca impronta emotiva. In una gara che chiedeva sangue freddo e personalità da film di Scorsese, resta sullo sfondo come una comparsa intravista per un secondo sotto la pioggia al neon di “Blade Runner”. E dentro il PalaMacchia può ben dirlo…HO VISTO COSE CHE VOI UMANI…
Lucarelli 5,5 – Entra dentro una partita che sembra “Mad Max: Fury Road”: contatti ovunque, ritmo spezzato, facce tese e sopravvivenza pura. Ci mette energia, corre, prova a stare dentro il caos, sportella bene sotto canestro, ma lascia la sensazione di essere sempre a metà strada tra comparsa e protagonista. Lontano dal Lucarelli Arena Dominator che abbiamo visto sempre su questi schermi. Qualche buona lettura, ma anche errori e una tripla sulla sirena del terzo quarto che avrebbe fatto esplodere il PalaMacchia come il finale di “Rocky IV”. Rimane sospeso lì, tra il “quasi” e il “poteva essere”. CORRENTE ALTERNATA
Ebeling 6,5 – Non fa rumore, non cerca la copertina del Time, non ha bisogno della luce addosso. Ma dentro questa partita da vicolo oscuro di Gotham è uno di quelli che tiene accesa la corrente e lancia il Bat-Segnale quando tutto rischia di saltare. Segna poco, però difende come un mastino, sporca linee di passaggio, lotta su ogni pallone vagante e nel finale piazza quella stoppata su Boglio che pesa come il colpo di scudo di Capitan America in “Endgame”. È il classico giocatore che nei film di guerra non fa il monologo finale, ma senza il quale il plotone non torna a casa. Silenzioso, sporco, essenziale. Come il basso in una canzone dei Pink Floyd: magari non lo noti subito, poi capisci che senza di lui crolla tutto. ANOTHER BRICK IN THE WALL
Venucci 7 – Ha la faccia tosta del capitano. Di chi non molla neanche di un millimetro. “Non cedete loro niente ma prendete da loro tutto”, gridava Leonida ai suoi mitici 300. E Mattia Venucci è lì, con l’elmo da Spartano calato sul volto e lo scudo pronto a difendere il compagno. Molon Labe, dicevano i greci ai persiani: veniteci a prendere! E Mattia non arretra. Testa a testa con chiunque anche quando c’è un fallo che non “gli torna”. Anche stasera sono 5 assist e i cinque punti a fila nel terzo quarto che lanciano la volata piellina. Mette la ridotta e scala la vetta. Un po’ come Pantani. Che ne aveva sempre un po’ di più. IL PIRATA
Turchetto 7 – Il coach accusa l’impatto vemente di Vigevano e le frecce mortifere dall’arco di Boglio. Non riesce ad arginare il tiro da tre degli avversari. Poi registra la difesa, mette la zona 3-2 approfittando dello scarso tonnellaggio ducale sotto le plance. Eppur si muove! La sua pielle reagisce e le rotazioni iniziano a dare i loro frutti. Punto dopo punto riesce a gestire un finale infuocato con lucidità. Nonostante tutto. Nonostante che ci sia un caldo da girone infernale dei lussuriosi, lui indossa la sua maglia verde di eccellenza abbottonata fino al collo. A fine partita non sembra neanche sudato e si concede ai giornalisti dichiarando tutto il bello di essere allenatore della Pielle e che ogni partita giocata con questo pubblico per lui, mestrino emigrato a Treviso per vedere la serie A che non ha mai capito fino in fondo l’appartenenza viscerale ad una squadra di basket, ogni partita in più qua dentro è un dono. E arringa il popolo piellino: chiunque scenderà in campo, morirà in campo. COSI’ PARLO’ ZARATHUSTRA
Pubblico del PalaMacchia, voto BELGRADO – Abbiamo tante volte decantato la bellezza di questo pubblico. A partire dal muro della Curva Sud fino al calore dei tifosi piellini tutti. Ma questa volta si è esagerato. Si capisce sempre di più perché quando vengono i tifosi ospiti prendono i telefonini in mano e iniziano a fare i video. Perché “siete al cinema”, con tanto di 4k. E credeteci, non è SOLO la curva. E’ un palazzetto intero. Un popolo all’unisono. Che canta, che batte le mani, che inveisce, che suda tanto quanto chi è in campo. E’ veramente uno spettacolo nello spettacolo, un fenomeno degno di studio. Solo qui in via Allende. E’ un continuo tamburo del panico nelle orecchie degli avversari. E non è un caso se la percentuale delle vittorie casalinghe quest’anno rasenti il 100%. PARTIZAN
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