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Pagelle gara 3. Leonzio la sveglia suona al terzo quarto, Venucci capitano mai domo

Giovedì 14 Maggio 2026 — 12:51

Legnano accende il jukebox, mette dentro triple impossibili, parabole da luna park e canestri con la fisica quantistica incorporata. Eppure non è una disfatta. È una serie playoff. Quelle vere. Quelle dove devi spaccarti le unghie sul parquet e convivere con il rumore. E ora il pagellone di QuiLivorno.it tornato per il post season

di Giacomo Niccolini

La Pielle entra nella Soevis Arena con il vestito elegante della squadra che vuole chiudere subito i conti. Poi però Legnano accende il jukebox, mette dentro triple impossibili, parabole da luna park e canestri con la fisica quantistica incorporata. Sodero e Stepanovic diventano una specie di duo britpop indemoniato: Liam e Noel Gallagher con la mano educata e il lanciafiamme nelle dita (clicca qui per il tabellino finale del match).

La Pielle invece resta sempre lì. Sempre abbastanza vicina da illuderti, mai abbastanza continua da girare davvero l’inerzia. Una partita vissuta come in quei romanzi di Dostoevskij dove ogni volta che intravedi la luce arriva qualcuno a spegnerti il corridoio. Eppure non è una disfatta. È una serie playoff. Quelle vere. Quelle dove devi spaccarti le unghie sul parquet e convivere con il rumore. Domani c’è gara-4 e servirà meno jazz e più heavy metal.

E ora il pagellone di QuiLivorno.it per il post season

Leonzio 6,5 –Primo tempo in modalità vinile graffiato. La puntina salta, la musica non parte davvero e il repertorio resta chiuso nella custodia (zero punti, zero, due quarti). Nei primi venti minuti sembra uno di quei protagonisti tarantiniani che entrano in scena con la giacca giusta ma dimenticano la battuta migliore nel camerino: qualche lettura forzata, ritmo intermittente, poca continuità. Poi però rientra dagli spogliatoi come Bruce Banner dopo la trasformazione nell’omone verde. Tripla per aprire il terzo quarto, arresto e tiro elegante, gioco da quattro punti che riaccende la speranza biancoblù quando Legnano stava già apparecchiando la fuga. Nel secondo tempo diventa il più lucido della compagnia, l’unico a provare davvero a riaprire il sipario quando la serata stava prendendo pieghe da tragedia greca. Non basta per evitare il finale amaro, ma almeno nel caos qualcuno ha avuto il coraggio di prendere in mano il microfono. LATO B MOLTO MEGLIO DEL LATO A.

Venucci 7 – Gioca una partita da capitano vero, ma di quelli da cinema anni Settanta, sporchi di sudore e sigarette. Uno che magari non vince il premio Oscar ma tiene insieme il cast mentre il film rischia di deragliare. Penetra, segna, inventa uno step-back che pare rubato a un tutorial di Kyrie Irving e soprattutto è l’ultimo ad arrendersi. Quando Legnano prova a scappare lui rimette sempre il naso dentro la partita come il tenente Colombo: apparentemente tranquillo, ma fastidiosissimo da scrollarsi di dosso. LA COSCIENZA DELLA NAVE

Ebeling 6,5 – Parte bene, aggressivo, con quella tripla iniziale che sembra il riff d’apertura di un disco dei Muse. Poi vive una serata fatta di sportellate, errori, rimbalzi e battaglie nel fango. Non sempre lucido, anzi. Però combatte. E nei playoff la lotta conta quasi quanto il talento. A un certo punto Sodero lo manda al bar con una finta e lui ci resta mezzo secondo di troppo, come John Travolta nel meme di Pulp Fiction. Però chiude comunque con 12 punti e 7 rimbalzi dentro una partita complicata. ROCKY BALBOA SENZA COLONNA SONORA

Lucarelli 5,5 – Alterna cose “wow” a robe che fanno venire voglia di “spegnete l’internet!”.  La tripla di tabella del pareggio a quota 56 è talmente ignorante da meritare una cornice al Louvre del playground. Però subito dopo arrivano forzature, tiri storti e un paio di scelte che sembrano prese lanciando i dadi come in Jumanji. Difensivamente però si sbatte sempre e quando attacca il ferro dà l’impressione di poter aprire squarci. Però… rimane impressione… JEKYLL & HYDE

Gabrovsek 5,5 – La sensazione è quella di un artista jazz che stecca proprio nel concerto importante. Qualche buona giocata la tira fuori, perché il talento resta lì e si vede nei movimenti spalle a canestro o nel jumper dalla media. Però sbaglia troppo, soprattutto da fuori, e nel finale quella tripla che si spegne sul ferro sembra l’ultimo fotogramma malinconico di un film di Lars von Trier. Il problema non è solo l’errore. È che stavolta non riesce mai davvero a prendersi la scena. LOST IN TRANSLATION

Klyuchnyk 6 – Fa a sportellate sotto canestro come un buttafuori fuori da un locale alle tre del mattino. Non produce numeri da copertina, ma tiene botta fisicamente contro un cliente scomodissimo come Stepanovic. I sette rimbalzi sono ossigeno puro dentro una serata dove Legnano sembrava arrivare sempre prima sulle traiettorie. Certo, offensivamente lascia poco rumore. Ma almeno evita che l’area diventi territorio completamente ostile. BODYGUARD

Alibegovic 6 – Ha momenti in cui sembra accendersi come una vecchia insegna al neon di Las Vegas e altri in cui sparisce dentro il traffico della partita. Segna una tripla importante, lotta a rimbalzo, mette energia. Però non riesce mai davvero a cavalcare l’onda emotiva del match. È un po’ come quei personaggi Marvel secondari che entrano in scena, fanno esplodere qualcosa, così a caso, e poi spariscono per venti minuti. CAMEO CON ESPLOSIONI

Donzelli 5– Serata storta come un quadro cubista dipinto dopo una bottiglia di rum. Zero punti, errori da sotto, palloni persi e quella sensazione costante di avere il freno a mano tirato. E dire che l’atteggiamento non manca mai. Però stavolta il canestro per lui era più piccolo di una serratura. Quando si mangia quei due punti nel quarto periodo sembra quasi di sentire in sottofondo il “Why so serious?” del Joker. NIGHTMARE BEFORE PLAYOFF

Mennella 5 – Entra nella storia della partita un po’ come certi personaggi dei romanzi russi: presenza silenziosa, sguardo perso nella tormenta e destino che scivola via tra le dita. Più “Oblomov” che “Ulisse”. Prova a incidere, ma ogni iniziativa sembra impantanarsi nelle sabbie mobili del match. La penetrazione sbagliata nel secondo quarto è un capitolo che si chiude troppo presto, quasi strappato dal libro prima del finale. In difesa corre, rincorre, si sbatte anche, ma senza mai trovare davvero il bandolo della matassa come un Don Chisciotte che carica i mulini pensando siano giganti. Turchetto gli concede minuti per dare energia e cambiare inerzia, ma la scintilla non arriva mai. E in una serata dove Legnano tirava triple come fossero frecce scoccate dagli arcieri inglesi ad Agincourt, serviva ben altro impatto dalla second unit. RIMASTO TRA LE PAGINE.

Savoldelli 6 – Bentornato. E già questo conta. Dopo l’infortunio rientra senza paura e si prende subito due liberi con personalità. Minuti brevi, ma utili per ridare fiato alle rotazioni e soprattutto per ricordare che in questa serie ci sarà bisogno di tutti. Tipo Samwise nel Signore degli Anelli: magari non porta l’anello, ma senza di lui Frodo col cavolo che arriva a Mordor. RETURN OF THE NIK

Turchetto 5,5 – La sua Pielle non gioca nemmeno una brutta partita offensiva. Il problema è che dietro concede troppo ritmo ai cecchini lombardi e quando Legnano prende fiducia la partita diventa un concerto dei Metallica sotto caffeina. Prova timeout, cambi, quintetti più fisici, ma la sensazione è che stavolta gli avversari vedessero il canestro grande come il portone di San Pietro. Domani però arriva la vera prova mentale: perché le serie playoff sono come Star Wars. Dopo l’Impero colpisce sempre ancora. MAY THE FORCE BE WITH HIM

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